Mistico e crudele ecco “Il vizio della speranza”

22 Novembre 2018

Miracoli possibili anche nell’altro film italiano in uscita: “Troppa grazia” premiato a Cannes

Due titoli italiani di spessore spiccano tra le novità cinematografiche, Il vizio della speranza, di Edoardo De Angelis e Troppa grazia, di Gianni Zanasi, entrambi con protagoniste complesse figure femminili e il comune denominatore di un “miracolo” possibile.
Dopo il notevole Indivisibili, il campano De Angelis con Il vizio della speranza torna a girare sul litorale domizio, nella realtà degradata di Castel Volturno. L’inferno della prostituzione delle giovani nigeriane è la palude in cui si muove Maria (Pina Turco, musa e moglie del regista), segnata da ragazzina da un abuso che l’ha resa incapace di generare. Nei suoi giorni tutti uguali e senza sogni, Maria si prende cura della madre e lavora per una protettrice, zia Marì (Marina Confalone), traghettando sul fiume Volturno le prostitute che devono partorire bambini da vendere a coppie senza figli.
La sua esistenza senza speranza è sconvolta da due eventi inaspettati: la fuga di Fatima, che vuole tenere il bambino, e una gravidanza creduta impossibile. Premio del pubblico alla Festa del cinema di Roma, premi per migliore regia e migliore attrice al Tokyo Film Festival. Nel cast Cristina Donadio. Musiche Enzo Avitabile.
Si respirano aria di miracolo e riferimenti mariani pure nel film di Zanasi Troppa grazia, premiato nella Quinzaine des réalizateurs a Cannes. Alba Rohrwacher, reduce dal mistico Lazzaro felice della sorella Alice, è Lucia, pignola geometra specializzata in rilevamenti catastali, tanto esatta nel calcolo quanto scombinata nella vita di madre single appena separata dall’ultimo compagno Arturo (Elio Germano). Incaricata dal sindaco (Giuseppe Battiston) di controllare un terreno su cui sorgerà l’Onda, una grande opera immobiliare, Lucia si accorge che le mappe comunali sono state manipolate per coprire rischi geologici. Un giorno, al lavoro sul terreno, viene interrotta da quella che le sembra una giovane e strana profuga (Hadas Yaron). È la Madonna, che le ordina: «Vai dagli uomini e di’ loro di costruire una chiesa là dove ti sono apparsa».
Lucia reagisce male («Ma vacci tu») e alle apparizioni successive litiga di brutto con Maria. Ma prende atto della presenza della Vergine nella sua quotidianità, come fa questa commedia ardita che si serve dell’irruzione del divino per parlare delle storture del reale. Dalla storia della coraggiosa reporter di guerra Marie Colvin, inviata nelle zone calde del pianeta per il settimanale britannico SundayTimes dal 1985 al 2012, è tratto A Private War del documentarista Matthew Heineman. Rosamund Pike veste i panni della carismatica giornalista, che vinse molti premi, intervistò Arafat e Gheddafi, perse un occhio in Sri Lanka nel 2001. Il film, prodotto da Charlize Theron, segue gli ultimi dieci anni di vita di Marie nei luoghi dilaniati dalla guerra, Cecenia, Iraq, Afghanistan, Libia, sino alla fine tragica. Nel 2012, a 56 anni, inviata a Homs per coprire il conflitto in Siria, viene uccisa insieme al fotografo francese Rémi Ochlik (Jérémie Laheurte) durante un bombardamento.
Con Stanley Tucci, Tom Hollander e Jamie Dornan (quello delle Sfumature) nei panni del foreporter Paul Conroy che seguì Marie nell’ultimo fatale viaggio. Pensato per il pubblico giovane l’avventuroso Robin Hood - L'origine della leggenda di Otto Bathurst, al debutto nella regia cinematografica ma veterano delle serie tv (Black Mirror tra le altre). Al ritorno dalla Terza Crociata, Robin di Loxley (Taron Egerton) scopre che la contea di Nottingham è dominata dal corrotto e crudele Sceriffo (Ben Mendelsohn) e il popolo oppresso dalla povertà. Organizzerà una rivolta contro la corona. Jamie Foxx è Little John, che addestra Robin al tiro con l’arco; Eve Hewson, figlia di Bono degli U2, è Marian, grande amore di Robin; Jamie Dornan il fido amico Will Scarlet; Tim Minchin è frate Tuck.
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