Moretti presenta “Mia madre”: racconto il dolore di un figlio

14 Aprile 2015

ROMA. «No, “Mia madre” non fa parte di una trilogia sul lutto dopo “La stanza del figlio” e “Caos calmo”. È vero, però, che con il passare del tempo si pensa sempre di più alla morte e che questo...

ROMA. «No, “Mia madre” non fa parte di una trilogia sul lutto dopo “La stanza del figlio” e “Caos calmo”. È vero, però, che con il passare del tempo si pensa sempre di più alla morte e che questo film racconta di una mia esperienza vissuta». Nanni Moretti parla così di “Mia madre”, in sala da giovedì 16 aprile in oltre 400 copie con 01, un film che poi, molto probabilmente, approderà al Festival di Cannes in competizione o fuori concorso («da Cannes accetto tutto» ha detto il regista ieri durante la presentazione del film a Roma). «Volevo raccontare senza sadismo un passaggio importante nella vita delle persone, quello della morte della madre», aggiunge il regista. «Parte dalla mia esperienza: mia madre è morta mentre ero al lavoro al montaggio di “Habemus Papam”. È quindi qualcosa di autobiografico, ma quando si fa un film si fa un film e basta, anche se il tema è molto forte. Ci si concentra sul cast, sulla regia, sul montaggio. Io cerco sempre un distacco da ciò che racconto, il regista non deve essere travolto»

“Mia madre”, dodicesimo lungometraggio del regista di “Ecce Bombo”, mette in scena l'alter ego dello stesso Moretti, ovvero Margherita (Margherita Buy), nel ruolo di una regista impegnata sul set di un nuovo film che ha come protagonista un esuberante e confusionario attore italoamericano, Barry Huggins (John Turturro).

Ma la vita privata della donna, con tanto di figlia adolescente e un rapporto sentimentale in crisi, è alle prese con un appuntamento molto più importante: la malattia terminale della madre Ada (Giulia Lazzarini).

A sostenerla in questo dramma il fratello, interpretato da Nanni Moretti nel ruolo inedito di un ingegnare in crisi lavorativa. «Ho sempre pensato che dovesse essere un attore straniero a interpretare il ruolo del protagonista del film della Buy. Non mi ha mai sfiorato l'idea di stare al centro di questo film e fare io quel ruolo», ha detto Moretti, che nei panni di Giovanni interpreta forse il ruolo più serio della sua carriera, privo, come è, dei suoi soliti vezzi e ossessioni. Del film Moretti riconosce dunque non senza resistenze che «è autobiografico». E aggiunge poi: «Mi imbarazza di parlare di mia madre vera (Agata Apicella, professoressa di lettere classiche al liceo Visconti, ndr), ma è proprio vero, come si vede nel film, che c'erano generazioni e generazioni di suoi ex studenti che continuavano a frequentarla e andavano a trovarla a casa».

Sul tipo di film girato dalla Buy, ha spiegato invece Moretti, «non è certo un mio lavoro tipo. Volevo che ci fosse un contrasto con la situazione personale molto fluida e delicata di Margherita e un film, al contrario, del tutto solido e strutturato». Del film e del regista ha detto invece la Lazzarini – straordinaria attrice ottuagenaria, prediletta di Giorgio Strehler, protagonista di indimenticabili sceneggiati in bianco e nero della tv anni Sessanta, oltre che di tanto cinema e teatro – che interpreta in modo perfetto la madre della Buy e di Moretti: «Non avevo mai incontrato Moretti prima, ma avevo sempre sognato di lavorare con lui, anche se i tempi del teatro e quelli del cinema sono troppo diversi. Ma un giorno è passato da me e ci siamo presi un tè verde e, dopo qualche mese, la cosa era fatta».

Da parte di Margheritta Buy, al terzo film consecutivo con Moretti, vera bravissima protagonista di “Mia madre”, tanto autentico divertimento: «Mi sono proprio divertita a fare la regista. E soprattutto, come capita spesso in più di una scena, a sgridare gli attori. E poi dire “stop” sul set, ti dà il senso di un potere incredibile».

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