Nastri d’Argento, tutto sui 5 assi abruzzesi

7 Giugno 2023

In corsa come Miglior attrice non protagonista l’interprete pescarese Sara Serraiocco, D’Attanasio finalista per due film

Tanto Abruzzo nelle candidature 2023 ai Nastri d’Argento, il premio dei giornalisti per il cinema di fiction, diventato punto di riferimento anche per il mondo del documentario, per i cortometraggi e le serie tv. L’autorevole riconoscimento assegnato fin dal 1946 dal Sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani (Sngci), presieduto da Laura Delli Colli, vivrà il momento clou con la cerimonia di premiazione del 20 giugno al Maxxi di Roma, ma intanto sono state ufficializzate le cinquine finaliste, in cui si fanno onore gli abruzzesi.
Sara Serraiocco, la brava attrice pescarese sbocciata nel cinema di nicchia e ora lanciatissima dalla partecipazione nell’ultimo biennio a film di registi di nome (“Il signore delle formiche” di Gianni Amelio, “Siccità” di Paolo Virzì, “Il ritorno di Casanova” di Gabriele Salvatores), è candidata al Nastro d’Argento nella categoria Migliore attrice non protagonista per l’interpretazione di Emilia nel film di Paolo Genovese “Il primo giorno della mia vita”. La 32enne pluripremiata interprete abruzzese ha già vinto il Nastro due anni fa, nella stessa categoria, col film di Mauro Mancini “Non odiare”.
fotografia Michele D’Attanasio (Pescara, 1976), vincitore di due David di Donatello, nel 2017 con il lavoro a luci e inquadrature in “Veloce come il vento” di Matteo Rovere e nel 2022 per “Freaks Out” di Gabriele Mainetti, non ha ancora conquistato il Nastro d’Argento pur essendo stato candidato 5 volte. In questa 77ª edizione D’Attanasio è nella cinquina finalista per la Migliore fotografia con due lungometraggi, “Ti mangio il cuore” di Pippo Mezzapesa e “L’ombra di Caravaggio” di Michele Placido.
DAL DAVID AL NASTRO Conquistato poco più di un mese fa il David per il Miglior sonoro per il film “Le otto montagne” di Felix Van Groeningen e Charlotte Vandermeersch, il tecnico aquilano del suono Alessandro Palmerini è entrato nella cinquina dei Nastri, sempre per il sonoro del bellissimo lungometraggio tratto dai due registi belgi dal romanzo Premio Strega di Paolo Cognetti. Nella tradizione dei Nastri d’Argento, come dei David, i fonici di presa diretta rappresentano un’intera squadra tecnica e dietro la nomination c’è un intero comparto, qui completato da Alessandro Feletti (post-produzione) e Marco Falloni (mix). Palmerini è appena rientrato dal Marocco, dove è stato ospite d’onore del MedFilm Festival, vetrina internazionale organizzata da Methexis, Ambasciata d’Italia in Marocco e Istituto di Cultura a Rabat, col patrocinio del Mic: nella capitale il cineasta aquilano ha introdotto la proiezione di “Le otto montagne”, film d’apertura del festival, insieme all’ambasciatore Armando Barucco.
LA COMMEDIA Nella categoria Miglior commedia è nella cinquina il film di Gianni Di Gregorio “Astolfo” (che ha anche portato in finale Stefania Sandrelli come Migliore attrice di commedia). Romano, anzi trasteverino, come tiene a sottolineare, Di Gregorio ha salde radici e un forte legame con l’Abruzzo: il padre era abruzzese e il 74enne regista, sceneggiatore, attore e scrittore torna spesso nella terra d’origine, dove conserva ancora la casa paterna a Penna Sant’Andrea, nel Teramano. La vicenda del film “Astolfo” è ispirata proprio al ritorno alle origini e alla casa familiare: il pensionato Astolfo (interpretato dal regista), sfrattato dall’appartamento a Roma decide di tornare al paesino del centro Italia dove c’è il rudere di famiglia, un tempo palazzo nobiliare, occupato nel frattempo da alcuni paesani e dal prete (l’attore teatino Andrea Cosentino). Il film è stato girato a Vasto e soprattutto ad Artena, nel Lazio.
LA SERIE TV Nella categoria Miglior serie crime è tra le 5 finaliste “La legge di Lidia Poët”, serie creata per Netflix dallo sceneggiatore teramano Davide Orsini (“The Land of Dreams”, “Generazione 56k”) insieme a Guido Iuculano, sei episodi diretti da Matteo Rovere e Letizia Lamartire e interpretati da Matilda De Angelis (candidata come Migliore attrice protagonista di una serie). Orsini e Iuculano hanno creato un’appassionante crime in costume incentrato sull’invetigazione e liberamente ispirato alla figura rivoluzionaria di Lidia Poët, la prima donna d’Italia a laurearsi in legge e a chiedere l’iscrizione all’Ordine degli avvocati, ma che per oltre trent’anni non poté esercitare l’avvocatura a causa di una maschilista sentenza della Corte d’Appello di Torino, che dichiarò illegittima l’iscrizione. Gli autori trasformano la protagonista in un’acuta e coraggiosa detective oltre che donna emancipata e anticonformista, in anticipo sui tempi, donando a Lidia una rivincita certificata anche dal successo mondiale della serie.