Nino D’Angelo, da “scugnizzo” a poeta tra libri e cantautorato

26 Febbraio 2022

Il suo nuovo progetto artistico include album, libro e tour  Il cantante sarà il 3 marzo a Pescara e il 5 a Castel di Sangro

PESCARA. Un progetto artistico che include un nuovo album, un libro, un tour da un unico titolo: Il Poeta che non sa parlare. Il cantautore e attore partenopeo Nino D’Angelo torna sulle scene e riparte con un’esibizione live, il 3 marzo dal Teatro Massimo Pescara (prodotto dalla Di.Elle.O e distribuito dalla Stefano Francioni Produzioni).
Prevista anche un’altra data abruzzese della tournée Il Poeta che non sa parlare - Il concerto: il 5 marzo al Cinema Teatro Italia di Castel di Sangro.
Perché la scelta di questo titolo?
Era da tanto tempo che pensavo a questa cosa che mi è successa quando andavo a scuola. La mia professoressa di italiano delle medie, siccome la grammatica non era proprio il mio forte, mi diceva: “Tu sei un poeta che non sa parlare, arrivi al cuore anche quando ti esprimi male”. Capii in quel momento l’importanza del contenuto. Il progetto contiene un libro, un disco e il tour di concerti, che partirà da Pescara. Sono stato fermo per tre-quattro anni, la gente ha bisogno di sentire le canzoni, si vuole divertire e anche io. C’è l’intenzione di far diventare il concerto, in futuro, uno spettacolo teatrale in cui mi racconto.
Quest’anno ricorrono i 40 anni dall’uscita di uno dei suoi brani più celebri ’Nu jeans e ‘na maglietta. Cosa rappresenta oggi questa canzone per lei?
Rappresenta tutto. Oggi sembra un brano leggero, ma a quei tempi la canzone napoletana era diventata una canzone della mala. Io, invece, decisi di cantare il pop, di cantare un nuovo genere napoletano con cui mi rivolgevo ai giovani. Quindi decisi di scrivere storie di ragazzi, di amori e fu una specie di rivoluzione nella canzone napoletana. ‘Nu jeans e ‘na maglietta era un pezzo rivoluzionario. Oggi è rimasto un successo che viene cantato da tante generazioni. Mi ha portato fortuna.
Che rapporto ha con il suo pubblico?
Sono amico del mio pubblico. Oggi sono tutti giovani, molti di loro sono nati grazie ai miei concerti, dove tante persone si sono conosciute e, poi, fidanzate. Persone che hanno vissuto il loro amore attraverso le mie canzoni. Il mio pubblico oggi si è ringiovanito. Quando ero giovane ero più piccolo del mio pubblico, adesso sono il più grande, sono padre del mio pubblico quasi, prima ero figlio. Ai miei concerti sono passate più generazioni.
E con la sua Napoli?
Sono fiero di essere napoletano, amo il popolo, le mie radici. Napoli è una città meravigliosa.
Nel nuovo disco c’è anche un brano dedicato a Maradona, Campio’: che significato ha per lei?
Ho scritto Campio’ la notte in cui Diego ci ha lasciati. Gli sono stato molto amico, abbiamo recitato insieme anche in un film, Tifosi. Era una persona meravigliosa, buona, diversa dall’immagine che troppo spesso veniva fuori di lui. Ha fatto i suoi errori, sicuramente, ma io voglio ricordarmi quel Diego che da giovane mi faceva divertire, con il calcio e con le serate che passavamo insieme. Erano momenti molto belli, per lui e per me.
Tra le collaborazioni presenti nel disco, c’è quella con Toni Servillo, che apre l’album con un’introduzione recitata.
Servillo è uno dei più grandi attori italiani, ci conosciamo da tanti anni. Non mi aspettavo accettasse di leggere questo mio scritto, invece gli è piaciuto e mi ha onorato della sua voce.
Il libro, pubblicato da Baldini+Castoldi, è un affresco della sua vita. Come nasce questa idea?
Sono una persona che viene dal popolo, dalla gente, da chi non ha niente. È stata una grande esperienza essere nato nella povertà e aver conosciuto anche la ricchezza, grazie al talento e alla passione. È un libro pieno di aneddoti, di cose mie, che alla gente sta piacendo molto. Contiene verità, bellissime storie. La mia vita è piena di colpi di scena.
Come saranno i due concerti che porta in Abruzzo, a Pescara e Castel di Sangro?
Presenterò i brani del nuovo disco, ma canterò anche i successi di sempre. È tanto tempo che non incontro il pubblico e che il pubblico non incontra me.
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