«Noi, professori di ricreazione sognatori e utili»

13 Marzo 2016

Invecchiare bene tra una miriade di nipoti in tempi di giovanilismi e paura del domani

di Antonio De Leonardis

Qualche anno fa, a settembre, eravamo in vacanza nel Salento, con me e mia moglie, figlia, genero e due nipoti. Una casetta su un mare trasparente, sette giorni da sogno, d'obbligo un po' di malinconia e di rimpianto alla vigilia della partenza. Finiva la pacchia e io la buttai lì: «Che bello se potessimo restare», dicevo ai bambini, «potreste studiare con la nonna e lasciar perdere la scuola, ma io poi che farei?». «Semplice nonno», risposero in coro e convinti i miei due nipoti,«saresti perfetto come professore di ricreazione!».

Ecco, è lì che ho cominciato a capire che, tutto sommato, ero partito col piede giusto nel recitare un nuovo ruolo, sconosciuto e affascinante, nella mia vita, lontano finalmente da eccessivi stress e tensioni, un percorso tutto da scoprire che del resto avevo scelto con convinzione nel momento in cui avevo deciso di andare in pensione. Sono uno dei tantissimi nonni del terzo millennio, arrivati presto, per fortuna in buona salute, con serenità e con la mente lucida, a quella terza età che un tempo spaventava facendo intravedere troppo vicino l'inevitabile fine corsa. Giovanile, certo, ma sempre cosciente degli anni (non pochi) che ci si porta dietro, la capacità di vivere la propria età, con curiosità ma senza rimpianti per quello che è stato e non può tornare.

Da quel settembre nel Salento di tempo ne è passato parecchio e penso di aver arricchito abbastanza la mia capacità di interpretare il ruolo di nonno visto che nel frattempo di nipoti ne sono arrivati altri quattro. Non solo «professore di ricreazione», ma anche consigliere e confidente, a volte complice, badando sempre comunque a non invadere il territorio dei genitori, sforzandomi a interagire con loro e a prendere coscienza dei loro interessi. Nonno full time, almeno come disponibilità, tra l'altro in ottima compagnia come ho avuto modo di scoprire in questi anni. All'uscita di scuola ho ritrovato il compagno delle elementari, del liceo o dell'università, tutti con lo stesso sorriso quando incrocia lo sguardo del nipote al suono della campanella. Il resto della giornata ha proprio questo incontro come leit motiv. Il cellulare sempre accesso per far fronte all'emergenza, che sia la scuola, la lezione di inglese, il teatro o, soprattutto, l'attività fisica. I miei nipoti sono ormai una specie di polisportiva. In attesa che entri in competizione anche il sesto che ha appena un anno, gli altri cinque non si fanno mancare niente: calcio, basket, pallavolo e pallanuoto tutto l'anno, bici e nuoto d'estate, sci d'inverno, se capita anche un po' di judo, naturalmente le figurine Panini. E' anche la mia materia preferita oltre che quella in cui ho maggiori conoscenze, fin troppo facile entrare in sintonia con tutta la banda: Zeman e Verratti, Insigne e Immobile, ma pure Messi e Ronaldo, LeBron James e Toni Parker.

Qui, ovviamente, . sono preparatissimo e faccio un figurone, un po' meno quando entra in ballo la tecnologia. Smanettano con gli iPad da quando avevano tre anni, a 6 sono già in grado di giocare interminabili partite con la play station e, per quanto mi sforzi, non riesco proprio a stargli dietro, nonostante provino con insistenza a farmi partecipare. Una lacuna pesante per un nonno del terzo millennio, me ne rendo conto, prometto che proverò a migliorarmi anche se – ne sono convinto – ho scarse probabilità di farcela.

Sul campo invece, che sia calcio o basket, riesco ancora a cavarmela, e anche questo certo aiuta ad arricchire il nostro stare insieme. L'importante è mantenere intatto il loro interesse, e non è impresa da poco visto che le situazioni cambiano man mano che crescono, che ogni nipote ha una sua personalità, un suo carattere e un interesse prevalente mentre tu sei sempre solo a scoprire qual è il modo giusto per dimostrare la tua disponibilità e per farti accettare per quello che sei, senza provare a nasconderti. Se capita questo è la conferma che il rapporto funziona, aiuta loro a crescere nel modo giusto (almeno è questo quello che penso e più mi interessa) ma anche noi a migliorarci, visto che nonni non si nasce ma si diventa. Sì, sono più che mai convinto che a guadagnarci siamo noi che, per quel che facciamo, riceviamo in cambio tantissimo amore, feeling allo stato puro che non nasconde né secondi fini né interessi di qualsiasi tipo. E' in fondo l'essenza della vita, del dare e ricevere senza se e senza ma, la conferma che, volendo, potremmo sul serio vivere tutti in un mondo migliore. Parole di un inguaribile sognatore? Può darsi ed anzi è proprio per questo che vedo gli undici milioni di nonni dello Stivale unirsi in un unico partito che, ovviamente, alle elezioni straccerebbero tutti per provare a costruire sul serio un'Italia migliore. Utopia? Sicuro ma credo di avere l'età giusta anche per sognare.