«Noi, uniti da note e Abruzzo»

Il cantante milanese e il musicista teramano venerdì a Francavilla Sotto le stelle del jazz
Un milanese con radici per metà abruzzesi e lo sguardo rivolto al Brasile. Il nonno materno di Fabio Concato era di Torre de’ Passeri. Un particolare che lega l’autore di Domenica bestiale e tanti altri pezzi sedimentati nella memoria collettiva all’Abruzzo, dove il raffinato cantautore ha tenuto bellissimi concerti. Legame rafforzato negli ultimi anni dalla fertile collaborazione col pianista teramano Paolo Di Sabatino.
Come vi siete conosciuti?
Nel 2011 Paolo lavorava al cd Voices e stava chiamando alcuni musicisti a interpretare i suoi pezzi. Nomi mica da niente, come Gino Vannelli. Paolo mi chiese di cantare Cosa ne sarà. Lo conoscevo per la fama di ottimo musicista e persona simpatica, fama confermata al primo incontro. Ci siamo “annusati” bene, come musicisti e come persone, e abbiamo iniziato a fare concerti, proponendo il mio repertorio arrangiato da lui. A un certo punto ci siamo detti: facciamo un cd. È nato Gigi, disco che ci ha dato una discreta soddisfazione e gratificazione. Può darsi che faremo un secondo cd.
La prima impressione?
Ci siamo trovati subito simpatici, ed è un piacere che ritroviamo ogni volta nei concerti. In genere tra musicisti questa alchimia non è così automatica. Ci si può trovare sul lato artistico ma non sul lato umano.
Un pregio di Paolo.
È un pianista di grande passionalità, il più latino che abbiamo in Italia. Vengo da ascolti di molta musica brasiliana, meridionale, del sud del mondo, e ho trovato questo colore nel suo pianismo.
Un difetto?
Forse è un po’ troppo sensibile, a volte se la prende troppo. Ma chi fa questo mestiere è un po’ scoperto. Anch’io sono così. Non conosco altri suoi difetti, in questi ultimi anni ci siamo frequentati molto e direi che ha molti pregi.
Il momento più emozionante del tour?
Dal punto di vista artistico ed emotivo il livello e il divertimento sono stati sempre alti. Questo dipende molto dal rapporto tra i musicisti, con Paolo e con Marco Siniscalco e Glauco Di Sabatino. La soddisfazione è sempre stata potente, soprattutto l’estate scorsa.
Cosa proporrete a Francavilla?
Faremo i pezzi del cd Gigi e qualcos’altro dal mio repertorio. Poi, cosa accadrà non si può prevedere. Sono chiacchierone e un po’ pagliaccio, in concerto mi diverto e si divertono anche loro tre. Non rischiamo mai la ripetizione, né di annoiarci.
Cosa le piace dell’Abruzzo di Paolo?
Anche se non ci sono mai stato, nel mio cuore Torre de’ Passeri è un posto speciale. Sarò forse condizionato da questa cosa del mio nonnino, ma mi sembra che in Abruzzo ci sia gente fantastica, vera, di una semplicità e gentilezza quasi disarmanti. È una regione felice per posizione, ricordo gite in barca a venti metri dalla spiaggia e a venti da un pascolo. Forse potrebbe avere uno sviluppo turistico maggiore, viceversa certi ritardi lo hanno protetto.
Quarant’anni di carriera. Qualcosa che non rifarebbe e che avrebbe voluto fare?
Non sono pentito di alcuna scelta. Cose che avrei potuto fare ce ne sono tante, alcune non ho neanche provato a farle. Per 20 anni ho parlato d’un progetto con musicisti brasiliani ma non mi sono dato abbastanza da fare per realizzarlo. C’è tempo. Inoltre, non avendo mai desiderato, nel mio anarchismo, un produttore, ho perso qualche treno. Ma ho avuto la mia libertà.

