Oltre mille anni di vitivinicoltura

28 Novembre 2014

Dire Tollo è dire vino. Oltre mille anni di vitivinicoltura intorno al colle su cui sorge il Castrum di Tullum, tra il fiume Arielli e il torrente Venna nell'Abruzzo Citeriore, in provincia di Chieti....

Dire Tollo è dire vino. Oltre

mille anni di vitivinicoltura

intorno al colle su cui sorge il Castrum di Tullum,

tra il fiume Arielli e il torrente

Venna nell'Abruzzo Citeriore,

in provincia di Chieti.

Una storia che profuma di ottimeuve e vigneti che degradano sulla linea azzurra dell'Adriatico.

Un'agricoltura fiorente, il

clima ideale per la vite e l'olivo,

grazie alle brezze marine e alle

escursioni termiche tra giorno

e notte garantite dalla prossimità della Maiella.

Già dall’epoca

medievale la zona è conosciuta

per la produzione del suo Rosso

volgarmente detto “Lacrima”,

molto ricercato nel regno borbonico

di cui Tollo fu parte. Passato

a feudo dei Baroni Nolli, artefici

della sua rinascita economica,

il centro agricolo delle

colline teatine prospera fino all'

avvento del secondo conflitto

mondiale. Nel 1943 il fronte di

guerra corre anche lungo il confine

con il territorio di Ortona

ed è allora che Tollo è rasa al

suolo insieme alle sue aziende

agricole e vigneti. Immediata la

ripresa dell’economia vitivinicola scongiurando l'emigrazione

della popolazione. Negli anni

‘50 lo sviluppo costante ha

portato benessere all'intero paese: 4.200 abitanti, quasi tutti viticoltori,

riuniti in cooperative a

partire dagli anni '60. Oggi gli

autoctoni vitigni di Montepulciano

d'Abruzzo, Cerasuolo,

Trebbiano, Pecorino e Passerina

sono motivo di affermazione

nazionale e internazionale

per la produzione di Tollo.

Unpercorso in decisa ascesa,

che con la vendemmia 2008 ha

portato alla nascita della dop

Tullum, la più piccola doc italiana

massima espressione del terroir

nel bicchiere. Un'idea innovativa

quella del cru da singoli

vigneti, lanciata dall'azienda

agricola Feudo Antico che si è

imposta all'attenzione delle tavole

enologiche.

Jolanda Ferrara