“Ottobre 1943” la rivolta di Lanciano in una graphic novel

Il racconto scritto e disegnato da Ernesto Carbonetti con personaggi storici e uomini partoriti dalla fantasia
di Andrea Rapino
LANCIANO
Centoventi tavole a colori per raccontare uno dei momenti apicali della storia abruzzese del Novecento, e probabilmente uno di quelli che caratterizzano maggiormente la città di Lanciano: “Ottobre 1943” è il titolo della graphic novel di Ernesto Carbonetti che uscirà in occasione del prossimo anniversario della rivolta contro i nazisti, avvenuta tra il 5 e il 6 ottobre di oltre settanta anni fa.
L'opera è ancora in preparazione, ma Carbonetti ne ha presentato un'anteprima venerdì scorso alla Caffetteria Fenaroli. L'appuntamento era incluso nel cartellone del Mese della Resistenza che si sta svolgendo a Lanciano. Non è un caso che le prime tavole siano state presentate alla Caffetteria, locale di grande vivacità che ha da poco festeggiato i venti anni, e che programma di affiancare l'attività editoriale a mostre e concerti che già organizza regolarmente. «La rivolta lancianese è una vicenda che mi ha sempre interessato, anche se c'è voluto un po' per mettere il primo punto», spiega Carbonetti. «Avevo qualche indecisione su stile, colorazione o indirizzo della trama, e in generale volevo che questa storia fosse rappresentata degnamente: spero di riuscirci, ma questo dovranno dirlo coloro che la leggeranno».
La narrazione ricalca ovviamente fatti reali: le fazioni di antifascisti a Lanciano, il loro incontro nei giorni precedenti l'insurrezione, la situazione della popolazione, i fatti di fuoco. «Per aderire alla realtà storica la fonte principale è stata il libro di Gianni Orecchioni sulla rivolta, che ricostruisce anche gli avvenimenti antecedenti e successivi», spiega il disegnatore, «ma ho considerato un po’ tutto ciò che è stato pubblicato, oltre a fonti documentaristiche e testimonianze dirette». I personaggi reali si incrociano con figure più romanzate: «Non si sa nulla di alcuni protagonisti, come ad esempio il capitano tedesco che comandava le truppe di occupazione e che aveva guidato le requisizioni in granai e frantoi: per lui mi sono ispirato vagamente al cattivo di Schindler's List, che dà l'idea del cattivo nazista classico funzionale alle esigenze narrative».
Dello stesso Trentino La Barba, partigiano decorato con la medaglia d'oro che morì torturato, si sa pochissimo: Carbonetti lo disegna “poggiandosi” su un paio di foto che abbiamo di lui, ma si affida comunque al proprio talento e alla propria immaginazione per offrire al lettore un personaggio che non devia dai binari essenzialmente storici, ma allo stesso tempo viene rappresentato anche gli aspetti intimi e familiari. Ci sono poi personaggi più conosciuti, come il generale Mercadante e Americo Di Menno Di Bucchianico, o intellettuali come Federico Mola che hanno animato a lungo la vita culturale lancianese.
«Nella prima parte racconto l'unione delle due fazioni di antifascisti, una più votata all'azione e l'altra più teorica, tra le quali c'era un po’ di diffidenza poiché gli uni pensavano che si annidassero spie tra gli altri». Uno di questi assomiglia a Sean Connery: «Ho immaginato che avesse il physique du rôle per interpretare quel personaggio», spiega il disegnatore, «ma in generale nel tracciare i volti mi sono affidato a ricordi personali o a foto di famiglia, cercando la somiglianza a persone del tempo più che inseguire la bellezza assoluta». La stessa città in alcuni casi viene “rimodellata” per esigenze narrative: «C'è una tavola in cui la Majella appare dietro alla chiesa di San Nicola, cosa che nella realtà non avviene, ma avevo bisogno di rendere l'immagine della montagna come quell'archetipo della grande madre che sorveglia sulle vicende dei propri figli e riesce a riequilibrare tutto». «Sto perfezionando la sceneggiatura mentre vado avanti con i disegni», conclude Carbonetti, «anche se la trama è in linea di massima definita: ci saranno certamente i fatti storici e la conclusione con il momento clou quando vengono cavati gli occhi a Trentino, e i morti in coda, e infine una sorta di riflessione finale sulla guerra e sulle vicende personali di chi ha vinto e chi ha perso, che adesso ovviamente non è il caso di svelare».
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