Paolo Ruffini e Shel Shapiro a “Zero bagget”

28 Luglio 2015

Il toscano Michele Coppini ha girato il film, che racconta la precarietà dei giovani nel cinema, utilizzando uno smartphone

Lo ha girato con il cellulare, un Samsung Galaxy. Senza un vero copione né soldi. O meglio senza budget, tanto che l'ha intitolato “Zero bagget”, giocando sulla parola inglese.

Un film-documentario ancora all'insegna della sperimentazione per Michele Coppini, regista, attore e cameraman fiorentino che per la sua quarta opera ha scelto di raccontare il cinema spogliandosi addirittura dei ferri del mestiere: il copione e la macchina da presa.

Una rinuncia funzionale al suo intento: quello di descrivere la precarietà lavorativa dei giovani che prestano la loro opera nel cinema, ma nello stesso tempo dimostrare le sue potenzialità come mezzo di espressione artistica.

Il film – distribuito da Nuova Alfabat - è una sorta di reality-commedia. Coppini, 35 anni, ha ripreso se stesso in tre mesi della sua normale vita - nel periodo compreso fra agosto e ottobre dello scorso anno - in famiglia, con gli amici, nelle piccole e grandi cose della vita quotidiana. Suoi compagni di viaggio, insieme ai collaboratori dell'Officina Papavero - l'associazione culturale di cui fa parte e con la quale ha prodotto “Zero bugget” e i precedenti lavori - anche due volti noti dello spettacolo: Paolo Ruffini, l'attore, autore e regista comico livornese, e Shel Shapiro, il cantante e musicista di origine inglese di “Ma che colpa abbiamo noi?” e altri successi degli anni Sessanta con l’allora famosissimo gruppo dei Rockes.

Del resto ciò che affronta il film è un argomento che non può non interessare il mondo dello spettacolo. «Al centro – spiega il regista – c'è una domanda ricorrente: in che situazione versa oggi il cinema italiano? E qual è lo spazio dedicato ai giovani registi, già alle prese con l'eredità dei grandi mostri sacri del cinema italiano e con la schiera di ottimi registi emersi negli ultimi vent'anni? Ho cercato di raccontare questa situazione - piega con passione Coppini - in modo ironico, mostrando da una parte tutta la precarietà di molti giovani, come me, che fanno questo mestiere, ma anche l'eterna fascinazione e originalità del cinema».

Esperto cineoperatore, oltreché regista, Coppini non ha esistato a lasciare a casa, per una volta, la classica macchina dei set cinematografici, affidandosi soltanto al Galaxy da lui nobilitato, appunto, nel ruolo di macchina da presa. Un apparecchio che - dice - no gli ha dato alcuna sopresa negativa.

«E' un apparecchio di ultima generazione – dice Coppini – e ho girato in alta definizione. Ha dato prestazioni eccellenti, anche nell'audio in presa diretta sul set. Su questo, sulla presa diretta e sullas ua resa, all'inizio, avevo un po' di timori. Invece è andata bene».