“Paparazze” e zafferano Pezzopane e Razzi alla prova Masterchef

I politici abruzzesi si sfidano in cucina a Pescara Trionfano gli spaghetti al montepulciano di Di Primio
PESCARA. Il panorama di Pescara, dal Roof Garden al 6° piano dell’hotel Esplanade di Pescara, non lo guarda quasi nessuno: la festa tra “paparazze” e zafferano è in cucina dove sono radunati i politici. Per un giorno, ai fornelli ci sono loro: all’ora di pranzo, inizia la sfida di sindaci, consiglieri e parlamentari (con l’aiutino dei cuochi del ristorante).
«Queste sono le famose “paparazze” dell’Adriatico. Ottime per fare bella figura alle cene con il mio amico Berlusconi e ottime per pubblicizzare il nostro mare ai pranzi con i capi di Stato e con gli ambasciatori», parola del senatore di Forza Italia Antonio Razzi, uno che non si spaventa di cucinare e lo fa anche con gessato blu e cravatta. Nella sua padella ci sono spaghetti alle vongole veraci che gli valgono il premio della critica: «Guardi che per 41 anni ho cucinato per mezza Svizzera», dice mentre con l’Iphone scrive un messaggino a un amico politico di Taiwan e sincerarsi che stia bene dopo il terremoto che ha colpito la zona. «Ad Arcore, invece, non ci cucino: lì mi siedo e magno», dice il senatore, «ma se Berlusconi me lo chiedesse non ci sarebbe problema a cucinare: ghe pensi mi».
Stefania Pezzopane, senatrice aquilana del Pd, cucina la Pastorella: «Solo ingredienti di montagna, come la ricotta del Gran Sasso, lo zafferano aquilano, il guanciale di Castel di Sangro. Io cucino fin da bambina, da quando mia madre mi chiedeva di mettere a bollire l’acqua. Non mi ritengo troppo brava, ma quelli che si siedono alla mia tavola mi fanno sempre i complimenti». Scusi, ma a Renzi cosa gli cucinerebbe per convincerlo a scucire più fondi? «Il mio tiramisù gli piacerebbe di sicuro». E perché? «Piace a tutti». E a D’Alfonso? «Un piatto aquilano, polenta con salsiccia e spuntatura, parmigiano e pecorino così non si scorda di noi». In cucina, poi, arriva Simone Coccia Colaiuta, il fidanzato della Pezzopane che fa l’attore: assaggia e dice che di sale va bene. «Io non cucino, io mangio soltanto», precisa. Pezzopane conquista il premio della giuria: ma mica Simone fa parte della giuria? «No, no, sarebbe un conflitto di interessi», ride lei.
Il vincitore del Masterchef nostrano – organizzato dall’agenzia Promozione e Spettacoli e condotta da Paolo Minnucci – è Umberto Di Primio, sindaco Ncd di Chieti, con i suoi spaghetti al montepulciano. Un piatto rosso: «Veramente il vino è nero», sottolinea lui, figlio di ristoratore, «ecco gli spaghetti della provincia di Chieti e il vino di Ripa Teatina, poi le salsicce nostrane e il rosmarino preso sotto casa mia». Chieti batte Pescara? «Eh, a tavola non esiste campanile, ma se vinco io è sempre meglio», risponde.
Il decano dei politici è il pescarese Vincenzo Del Colle, 78 anni, presidente Dc del consiglio regionale dal 1990 al 1992, presidente della Regione dal 1992 al 1995 e assessore alla Sanità tra il 1995 e il 2000: prepara pizza e fuje, un classico dell’Abruzzo di campagna che si piazza secondo. «Sono stato in Regione in tempi eroici», dice riferendosi al clima di Tangentopoli, «oggi è vero che ci sono tante difficoltà ma è anche vero che ci sono anche tante opportunità. Da giocatore, dico che mi piacerebbe essere in campo e giocare al posto di D’Alfonso».
Sara Marcozzi, teatina, consigliera regionale del M5S, indossa la maglietta grillina del Boom Day e un paio di New Balance: «Il M5S ti cambia la vita», dice. Cucina spaghetti alla carbonara seguendo la ricetta della nonna di Villa Santa Maria, una ricetta che è segreta come quella della Coca Cola e che conquista il terzo posto: «In cucina non esiste trasparenza», avverte lei, paladina di una Regione di vetro, «se ti dicessi la ricetta, poi, ti dovrei uccidere».
La cucina è come la politica e le donne, spiega il consigliere comunale di Pescara dei Socialisti Riccardo Padovano: «Per riuscirci ci vuole fantasia». E cioè l’arte di arrangiarsi con quello che si ha sotto mano: «Se uno si incoccia ed è sempre pessimista, poi, non gli riesce mai niente», filosofeggia Padovano mentre prepara la sua ultima creazione, pasta con le mazzancolle alla ciff e ciaff. Promosso: Padovano, ma mica vuole darsi alla cucina a tempo pieno? Magari, Adamo Di Natale, titolare del Roof Garden, potrebbe anche assumerla: «No, no, resto in politica», mette in chiaro lui. Poi, si avvicina alla Marcozzi: Padovano non è che, adesso, vuole passare con i grillini? «E non si può mai sapere, in politica chi lo sa», scherza lui. Marcozzi, e lei ci andrebbe con i Socialisti? O con il Pd? «Non accadrà mai», giura lei. E Ottavio Argenio, consigliere di Chieti alle prese con i tortini di spinaci alla crema di parmigiano, conferma: «Dovrebbe passare sul mio cadavere». La Pezzopane ascolta, sminuzza lo zafferano con cura e sferra l’ultima coltellata, la più precisa: «La Marcozzi non viene nel Pd? E noi ce ne faremo una ragione», dice con eleganza.
Il sindaco Pd di Pescara Marco Alessandrini, grembiule nero personalizzato con nome e cognome come i grandi chef, prepara un piatto che tanto pescarese non è: risotto allo zafferano. «Ma è il suo cavallo di battaglia», lo giustifica la moglie, Mariela Di Nicolantonio, proprio lei che ha introdotto il sindaco ai fornelli, «e adesso il discente ha superato il docente». Di solito, Alessandrini cucina solo per lei: «Generalmente, uso una padella piccola», dice il sindaco. Stavolta, le pentole sono più grandi e la platea è più ampia: imprenditori, professionisti e giornalisti. «Meglio fare le recensioni», afferma Alessandrini che, per passione e con lo pseudonimo di Zagat, scrive articoli sull’enogastronomia. E come la racconterebbe questa specialità? «Un buon piatto, anche se io avrei voluto fare un polpettone ma mia moglie ama il risotto». Insomma, sembra che a casa il sindaco non sia Alessandrini. Poi, imbraccia tre piatti e si avvia nella sala in versione cameriere sorridente: «È proprio un sindaco che serve», sottolineano dal suo staff.
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