Per l’Italia è venuta l’ora delle verità scomode

20 Novembre 2020

Ferruccio de Bortoli affronta nel suo libro, “Le cose che non ci diciamo”, vizi e debolezze del nostro Paese

ROMA. Siamo figli dell’Italia del benessere. Italiani ai quali è difficile dire le cose come stanno: che il nostro debito pubblico è troppo alto, che non possiamo vivere di sussidi statali, che è illusorio difendere l’occupazione finanziando aziende decotte, che facciamo poco per la formazione dei nostri giovani, che l’antieuropeismo populista è privo di ragioni economiche. Lo scrive Ferruccio de Bortoli nel suo ultimo lavoro “Le cose che non ci diciamo” (Garzanzi, 147 pag 16 euro) nel quale l’editorialista del Corriere della Sera, già direttore del quotidiano di via Solferino e del Sole 24Ore, analizza con lucidità i punti deboli del sistema politico ed economico del nostro Paese. Debolezze, insufficienze, vizi antichi, che esigono interventi coraggiosi. E non finte verità dette per guadagnare facili consensi, esentandoci da qualsiasi responsabilità personale e collettiva. Certo, sottolinea l’autore, ci sono in Italia esempi virtuosi che l’emergenza Covid ha messo in luce: abbiamo dimostrato di essere gente disciplinata; e la rete del volontariato si dimostra ogni giorno generosa e insostituibile, per non parlare di larga parte del nostro sistema sanitario. La pandemia ha dimostrato dunque che abbiamo energie sufficienti per cambiare rotta, dice l’autore. Ma non basta essere bravi nell’emergenza per auto-assolversi. Occorre che questo paese metta finalmente in atto la semplice regola che caratterizza le democrazie economiche più evolute: l’accountability, ovvero, spiega de Bortoli, «la responsabilità nell’uso delle risorse soprattutto pubbliche” e “il dovere morali di essere scrupolosi e onesti nel rendiconto”. Al termine del libro de Bortoli indica tre modelli virtuosi di un’Italia che sa dire e pensare le cose come stanno: Luigi Einaudi, economista e presidente della Repubblica, Enzo Biagi, grande e indimenticato giornalista, e Leonardo del Vecchio, ex Martinitt (l’istituzione milanese che si prendeva cura degli orfani) oggi industriale ricco e potente. Incarnano per un verso per l’altro lo spirito migliore del Paese. Imparare da loro qualche scomoda verità sarebbe utile.