Perrin vince il Super Flaiano di Narrativa

L’autrice del travolgente romanzo da due milioni di copie vendute “Cambiare l’acqua ai fiori” sarà a Pescara il 2 luglio
PESCARA. Si sorride e ci si commuove fino alle lacrime. È un libro magistrale e scritto benissimo, un romanzo corale che affronta i grandi temi dell’esistenza e non si fa lasciare finché non si arriva all’ultima delle quasi 500 pagine. Con uno dei romanzi più amati e venduti degli ultimi anni, “Cambiare l’acqua ai fiori” (edizioni e/o, 2019), la scrittrice francese Valérie Perrin vince il Super Flaiano di Narrativa 2022. Lo ha annunciato la presidente dei Premi Internazionali Flaiano, Carla Tiboni. Perrin sarà a Pescara sabato 2 luglio al teatro-monumento D’Annunzio per ricevere il riconoscimento. Pubblicato in Francia nel 2018 e subito vincitore del Prix Maison de la Presse, “Cambiare l’acqua ai fiori” (Changer l’eau des fleurs) è stato pubblicato in Italia l'anno dopo da e/o nell’accurata traduzione di Alberto Bracci Testasecca. Anche da noi il romanzo ha avuto un immediato successo ed è stato il libro più venduto del 2020. Complessivamente ha totalizzato due milioni di copie in 32 Paesi. Valérie Perrin, classe 1967, ha sempre lavorato nel mondo dell’arte, sceneggiatrice e fotografa di scena delle maggiori produzioni cinematografiche francesi, tra cui i film del compagno, il regista Claude Lelouch. Prima di “Cambiare l’acqua ai fiori” ha pubblicato “Quaderno dell’amore perduto” (Les Oubliés du dimanche), Editrice Nord, e poi l’opera terza “Tre” (Trois), ancora per i tipi di e/o.
Romanzo polifonico che intreccia le storie dei morti e dei vivi in un continuo e ben congegnato andirivieni temporale, “Cambiare l’acqua ai fiori” ha il suo perno nella protagonista Violette Toussaint, guardiana del cimitero di un paese della Borgogna, Brancion-en-Chalon. Il suo cognome da nubile è Trenet, come lo chansonnier Charles Trenet, che la protagonista, un’orfana cresciuta da una serie di famiglie affidatarie, immagina come un lontano zio d’America. Toussaint è il cognome del bellissimo, fedifrago e nullafacente marito Philippe, sposato giovanissima. «Con un cognome simile avrei dovuto diffidare», dice Violette nelle prime pagine: Toussaint significa Ognissanti, ma nel linguaggio comune equivale a “giorno dei morti” poiché in Francia si onorano i defunti il giorno di Ognissanti. Dopo essere stata guardiana di un passaggio a livello col poco collaborativo Philippe, figlio viziato di una bigotta coppia borghese, Violette si trasferisce con lui a Brancion. Nella loro vita già è accaduto qualcosa di terribile, ma sarà proprio a contatto con la città dei morti e le storie che li legano ai vivi che inizia per Violette un lento percorso di riparazione del proprio sé e una riconciliazione con la vita.
Un cammino tormentato che passa attraverso la cura e la pietas che Violette pone nel tenere in ordine le tombe, le lapidi, i fiori, le siepi e i vialetti del cimitero, nel lasciare aperta ai visitatori la porta della sua casetta adiacente al camposanto, nell’offrire un caffè caldo, un tè verde, un bicchierino di cordiale a persone in lutto, ascoltarne i discorsi e porgere una parola gentile, nel coltivare un orto e un giardino in cui tra ortaggi e verdure e fiori rispunta ogni volta la vita. Intorno a Violette, tra echi di popolari canzoni e film, un coro di personaggi ben cesellati: i necrofori Nono, Gaston, Elvis, i fratelli Lucchini impresari di pompe funebri, il giovane don Cédric, l’anziana Célia, unica amica di Violette, gli amanti adulteri Irène e Gabriel, il poliziotto Julien, arrivato da Marsiglia per posare le ceneri della madre sulla tomba di uno sconosciuto. Alcuni personaggi e storie sono, come Violette, indimenticabili all’interno di una complessa trama che dal dramma passa al giallo e che, dopo aver commosso citando “I ponti di Madison County” di Clint Eastwood per una storia d’amore impossibile, corre verso un luminoso finale che si specchia nelle acque del Mediterraneo, in un luogo salvifico «in cui gli elementi riparano i vivi».
