Perrotta: «Porto in scena l’Abruzzo con orgoglio...»

17 Agosto 2015

L’AQUILA. Torna per il terzo anno consecutivo lo spettacolo di Pier Francesco Pingitore “Operazione Quercia”, quell'operazione che liberò Benito Mussolini prigioniero a Campo Imperatore nel 1943....

L’AQUILA. Torna per il terzo anno consecutivo lo spettacolo di Pier Francesco Pingitore “Operazione Quercia”, quell'operazione che liberò Benito Mussolini prigioniero a Campo Imperatore nel 1943. Federico Perrotta è uno dei protagonisti dello spettacolo, e fondatore di Uao (Unità artistica organizzativa) Produzioni che coproduce lo spettacolo, insieme a Fondazione Cantiere Abruzzo Italia e Teatro stabile d’Abruzzo con il patrocinio del Comune dell’Aquila. «Saremo in scena per cinque serate dal 24 agosto, con protagonista Luca Biagini», racconta Perrotta, 37 anni, abruzzese di Popoli. «Pingitore scoprì Campo imperatore e mi chiamò perché ebbe l'intuizione di raccontare proprio lì le ultime ore drammatiche del duce. All'inizio, ci chiedemmo se ci sarebbe stato interesse a salire a oltre 2000 metri per uno spettacolo, e alla fine è stato un successo, tanto che sono state chieste repliche, e siamo arrivati al terzo anno».

Il 30 agosto andrà in scena anche un altro spettacolo di Pingitore, stessa produzione, sempre a Campo Imperatore, “Scacco al Duce-L'ultima notte di Ben e Claretta”.

Questo spettacolo cosa racconta?

«”Sacco al Duce” riguarda la notte trascorsa da Mussolini e Clara Petacci nella cascina Bonzanigo e si conclude con la loro fine. Nello spettacolo si evocano personaggi con i quali Mussolini ha una serie di incontri onirici. Si tratta dell'ultimo spettacolo della trilogia pensata da Pingitore, iniziata con “Quel 25 luglio a Villa Torlonia”, dopo la sfiducia del Gran Consiglio; poi Mussolini arriva a Campo Imperatore e lì Pingitore mette in scena “Operazione Quercia” e l'ultima fase è “Scacco al Duce”».

Lei in questo spettacolo non sarà in scena, ma ha giocato un ruolo importante cometrait-d'union tra Pingitore e l'Abruzzo. Cosa emerge rispetto all’essere abruzzese nei suoi spettacoli?

«Una riflessione sull'essere forti e gentili: lo siamo sempre nei grandi eventi anche drammatici, come la tragedia del terremoto aquilano, ad esempio, ma dovremmo imparare a esserlo in ogni singolo atto, nella vita quotidiana».

Lei è stato di recente in scena con lo spettacolo “Io sono Abruzzo”: perché questo titolo?

«Perché l'Abruzzo è ciò che ho scelto di raccontare, in modo ironico, ma leggendolo attraverso gli occhi dei grandi prima di me».

Qual è la sua storia abruzzese e quali sono i grandi che l’hanno guidata?

«Prima di tutto c’è mio padre, Valdo. Io sono nato a Popoli, e ho vissuto sempre tra Chieti e Pescara. Mio padre aveva un'azienda che vendeva bomboniere a Sambuceto e non pretese da me che continuassi l'attività di famiglia, mi disse: “Vai a Roma, confrontati con gli altri, misurati, ma non dimenticare mai quello che sei, da dove vieni, e cosa ti abbiamo insegnato”. Ed è quello che metto nei miei spettacoli, che nascono anche grazie alla spinta di alcuni grandi comici che hanno fatto della loro provenienza territoriale la cifra distintiva. Sicuramente tra loro c'è Gabriele Cirilli; e poi Enrico Brignano e Pino Insegno che, in particolare, mi hanno spinto e sostenuto, e grazie a loro e a Pingitore mi sono esibito a Roma con il mio spettacolo, sempre con il tutto esaurito, perché nell'Abruzzo e nella sua storia tutti si riconoscono».

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