Placido incantato dall’Abbazia di San Giovanni in Venere: «Resterei qui anche dopo i ciak»

15 Maggio 2026

L’attore pugliese a Fossacesia per girare “Il guaritore”, in cui interpreta Papa Celestino V. Al lavoro una troupe di sessanta addetti: presente anche Fortunato Cerlino, volto iconico di Gomorra

FOSSACESIA. Nel secondo e conclusivo giorno di riprese del film televisivo “Il guaritore” sulla vita di Celestino V, firmato Pepito Produzioni, il promontorio di Fossacesia smette di essere un sito turistico per farsi macchina del tempo, riportando l’atmosfera all’austera spiritualità del XIII secolo. Nel ruolo dell’eremita diventato pontefice, l’attore Michele Placido. Il momento più atteso c’è stato nel pomeriggio di ieri, alle 16.15: nella cripta dell’abbazia di San Giovanni in Venere, oscurata artificialmente per ricreare l'intensità claustrofobica della scelta, è stata girata la scena clou. Il “gran rifiuto”.

È il dicembre del 1294 e Pietro del Morrone, Papa Celestino V, tra quelle mura cariche di storia rinuncia al soglio pontificio. La cripta è in silenzio tombale: sono attimi di forte emozione quando l’attore pugliese, nei panni del Papa, pronuncia l’abbandono del pontificato «al fine di recuperare con la consolazione della vita di prima, la tranquillità»: parole pronunciate con una voce emozionante.

Per la realizzazione del film, programmato in televisione per il mese di ottobre, è impiegato un dispiegamento di circa sessanta persone, troupe e attori. Placido, arrivato sul set alle 9, è apparso visibilmente toccato dalla spiritualità del sito religioso. Dopo una mattinata di lavoro, la pausa delle 13.30 è diventata un momento di convivialità autentica. Ospite dei Padri Passionisti, l’attore pugliese ha pranzato con un minestrone e dell’agnello. Niente dolci, chiudendo il pasto con una sua grande passione: le ciliegie, delle quali si è mostrato ghiotto. Ne ha fatte mettere un po’ da parte per portarle via. «Torno indietro nel tempo: le ciliegie ce le dava sempre la mamma. La nostra era una famiglia numerosa, con otto fratelli (lui era il terzogenito, ndc)».

Il regista pugliese, felicissimo del menù gustato, ha ringraziato per il buon cibo e per l’accoglienza. Estasiato dalla pace del monastero, rivolgendosi al superiore dei Passionisti, padre Marcello Pallotta, Placido gli ha chiesto: «È possibile rimanere come ospite per un paio di giorni anche dopo la fine dei ciak?». Un pensiero nutrito sull’istante: prolungare nell’immaginario la sua permanenza in questo luogo sospeso tra cielo e mare. Accanto a Placido, spicca la presenza di Fortunato Cerlino, che nell’immaginario collettivo ha dato vita alla spietata figura di Pietro Savastano, e che qui compie una metamorfosi radicale. Svestiti i panni del boss, Cerlino appare con un volto privo di barba, una scelta estetica che ne sottolinea la spoliazione e lo allontana definitivamente dai tratti duri del passato criminale televisivo per avvicinarlo a una dimensione di ascesi.

Con gli ultimi ciak, Fossacesia si conferma un set di rara bellezza, capace di unire il grande cinema alla storia più profonda della cristianità. In questi giorni, molte le persone che hanno raggiunto la chiesa benedettina per catturare qualche momento dell’arrivo degli attori, per il cambio da una scena all'altra, manifestando curiosità ed entusiasmo. La scelta di San Giovanni in Venere come set cinematografico rappresenta un’importante opportunità per la valorizzazione di Fossacesia e per l’intera Costa dei Trabocchi, contribuendo alla promozione del patrimonio culturale, paesaggistico e spirituale del territorio, anche attraverso il linguaggio del cinema. Svanito il clamore dei riflettori, l’abbazia torna oggi a svelare i visitatori il fascino del tempio dedicato a Venere.

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