Quando d’Annunzio andò a Napoli

Domani a Francavilla un libro di Tobia Iodice sul sogno partenopeo del Vate
FRANCAVILLA. “Come un sogno rapido e violento. Gabriele d’Annunzio e Napoli (1891 – 1893)” è il titolo del libro di Tobia Iodice che sarà presentato, domani alle 18.30, nel MuMi (Museo Michetti) di Francavilla.
A organizzare l’incontro aperto al pubblico (ingresso gratuito) sono l’associazione culturale le Franche Villanesi-Centro Studi Costanza d’Avalos, principessa di Francavilla in collaborazione con l’Archivio di Stato di Chieti e con il patrocinio del Comune di Francavillla.
Del libro, pubblicato dalla casa editrice Carabba di Lanciano, Valerio Cavallucci, Antonello De Berardinis e Maria Rosaria Sisto. E’ in programma anche un intermezzo con canzoni ispirate a Napoli a cura di Anna De Antoniis.
«Quando (Gabriele d’Annunzio, ndr) era arrivato a Napoli, ventisette mesi prima, era uno scrittore reietto, abbandonato dal suo editore, su cui nessuno avrebbe puntato un soldo», scrive Tobia Iodice nel prologo al suo libro. Per questo s’era gettato anima e corpo tra le braccia della sirena Partenope, sempre pronta a offrire a chiunque una seconda possibilità. L’aveva data a Cervantes, l’aveva data a Caravaggio, l’avrebbe data – sperava in quel lontano agosto 1891 – anche a lui. D’altro canto, lui non aveva nulla da perdere».
«In valigia», prosegue Tobia Iodice nel prologo, «allora, portava il suo manoscritto rigettato, i fogli di quell’altro romanzo, L’Invincibile, preso e lasciato mille volte, e poi poesie, racconti, scritti vari che non avevano né un ordine né un destino preciso. Proprio come la sua esistenza. Adesso, due anni e passa più tardi, quel manoscritto era diventato il romanzo straniero di maggior successo in Francia, e presto avrebbe avuto anche in Italia una seconda, fortunata opportunità. Quei fogli sparsi erano diventati due nuovi libri di poesie, Elegie Romane e Poema Paradisiaco, che tante soddisfazioni gli stavano regalando».
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