Quell’amore con Sylvia nel Greenwich Village

23 Ottobre 2016

«Dopo una lite, se non facevamo sesso, di solito Sylvia si addormentava di schianto. Io, vibrante di angoscia, mi costringevo a ripensare alla lite attimo per attimo e scrivevo tuttto nella stanzetta...

«Dopo una lite, se non facevamo sesso, di solito Sylvia si addormentava di schianto. Io, vibrante di angoscia, mi costringevo a ripensare alla lite attimo per attimo e scrivevo tuttto nella stanzetta fredda». Il romanzo di Leonard Michaels «Sylvia» (Adelphi, 130 pagine, 16 euro, traduzione di Vincenzo Vergiani) è un po’ qui, in questa povera stanza del Greenwich Village a fine anni '50 e inizio '60, dove un aspirante scrittore vive anni di passione con una ragazza intelligentissima, orfana e molto disturbata, sensuale e gelosa, dalle furie violente che finiscono a morsi e con lancio di piatti, quando non della macchina da scrivere di lui, buttata contro il muro. Questo finchè lui non la lascia e Sylvia si suicida, esattamente come accadde all'autore, Leonard Michaels, nella sua vita col suo primo matrimonio con Sylvia Bloch.

Michaels (1933-2003) è stato scrittore con una sua notorietà come autore di short stories e in questo breve romanzo dalle radici autobiografiche restituisce il mondo disadattato e creativo, vitale e autodistruttivo del Village, tra appartamenti rovinati, disordinati, impregnati del fumo di erba in MacDougal Street, negli anni della beat generation, dove si incontrano Allen Ginsberg come Jack Kerouak o Diane Arabus in cerca dei suoi mostri da fotografare, si ascoltano Mingus e Coleman al Five Spot e si pensa che la giovinezza sia qualcosa di assoluto. Pagine che raccontano di un'epoca di trasgressioni, sogni artistici e sfrenatezze sessuali, di cui Sylvia è una protagonista (pur strillando di non aver mai provato un orgasmo) e in coinvolge il narratore, provocandolo con racconti di un'amica ninfomane e spostando sempre i limiti di un rapporto patologico morboso e furente, in cui dalle giornate trascorse a far l'amore si passa sempre più spesso a scontri e liti, tanto da pensare che l'intervento di uno psichiatra potrebbe aiutare.

Un romanzo forte e diretto, pubblicato trenta anni dopo, su quattro anni di un amore folle e totale nato dopo la prima occhiata, lanciata da lei da sotto la frangia, spazzolandosi scalza, in cucina, i suoi capelli neri da orientale bagnati. Un racconto sul filo della memoria, tra qualche nostalgica malinconia e una forza che forse deriva dal suo esser anche atto liberatorio.

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