«Questa crisi è un’occasione per ritrovare i valori perduti»

Il padre nobile dell’arte contemporanea a Pescara si racconta nei giorni del virus «Le persone distratte riscoprono i percorsi giusti, bisogna credere negli altri»
«Peggio di questo morbo invisibile è la solitudine, il virus più letale. Nessuno deve essere solo, l'arte è importantissima nel connetterci tutti in qualunque luogo. Ma devi avere un progetto comune, un'idealità da condividere. Solo la cultura può dare questa forza».
Per Mario Pieroni, 82 anni, romano di nascita ma pescarese di adozione, vulcanico e instancabile promotore culturale, tra i protagonisti della scena dell'arte contemporanea a Pescara e in Italia a partire dagli anni Settanta, il momento che viviamo col fiato sospeso per l'epidemia da cornavirus sarebbe all'origine, spiega lui stesso, di quella «atmosfera di comunione che sta unendo tutti gli italiani, un sentimento di vicinanza fino a pochi giorni fa impensabile».
Pieroni, vuole intendere che quando finalmente si uscirà dal tunnel vivremo in modo diverso?
Sono confuso, non ho la palla di vetro ma mi sento di dire che questa crisi rappresenta un'occasione per l'umanità di ripensarsi, migliorarsi, ritrovare i valori di un modello di vita che abbiamo già conosciuto e poi dimenticato con l'avanzata di un sistema verticistico. È un momento di cambiamento e l'Italia sta dando un'immagine forte, c'è tenuta generale, le persone non si toccano per mano ma si stringono idealmente.
L'emergenza che stiamo vivendo ha cambiato la sua routine?
Col mio team lavoriamo come ogni giorno in prima linea insieme con gli artisti, che ogni giorno si aggiungono spontaneamente da ogni parte del mondo dando un enorme contributo di creatività al nostro ultimo progetto di network che si chiama appunto “Che fare?” . È evidente come artisti, poeti e musicisti si sentano partecipi, coinvolti, significa che il nostro progetto è valido, questo si riverbera positivamente sulle attività di Zerynthia odv e della fondazione Nml (No man’s land, ndr). Con artisti di ogni parte del mondo abbiamo frequentazioni continue grazie al web, giorno e notte, perché l'arte è la nostra vita e non se ne può farne a meno, come quando dormi perché sei stanco e mangi perché hai fame” Da lunedì scorso è partito il format “Che fare?/What is to be done?”tutti i giorni alle 17 in streaming sulla web radio Ram – Radioartemobile e su tutti i social. Un progetto, si spiega, che nasce dall'esigenza di rompere l’isolamento forzato di questi giorni. Ma anche un'alternativa a tour e lezioni virtuali rilanciati dai vari musei e palinsesti televisivivi.
Come può aiutarci l'arte?
L'arte appartiene a tutti. È importantissima quando ti tocca dentro, quando diventa conoscenza concreta degli artisti, della loro quotidianità. Passioni, genio, contraddizioni, esempi di umanità in cui possiamo riconoscerci insomma. Più che di immagini astratte abbiamo bisogno di visioni differenti, di cambiare idea sulla realtà, di percorsi alternativi, pur restando fermi a casa. Abbiamo bisogno di sentir pensare e parlare gli artisti, e di condividere questo tempo con loro, anche semplicemente leggendo gli stessi libri, guardando gli stessi film o preparando le loro ricette preferite.
Un esempio?
Prendiamo Jimmie Durham (l'artista nativo americano Leone d'oro alla carriera, che lo scorso anno ha inaugurato l'installazione permanente “Solid Ground” nel bosco di No Man's Land a Rotacesta nel territorio di Loreto Aprutino, ndr). Nel suo intervento, tra le mura domestiche, Jimmie legge dei giornali che trova in casa intorno a sè. E' come nel suo lavoro: cerca e trova, cita una serie di titoli e nulla è casuale, non è un patchwork, trova quello che ha già nella sua testa.
La sua resistenza quotidiana invece qual è?
Sono una specie di incubo per chi mi sta vicino e mi vuole bene. In casa non sono buono in nulla di pratico, nemmeno a cucinarmi un uovo. Non ho mai un'idea precisa sul da fare ma sono fortunato perché mi circondo di persone straordinarie come Dora, mia moglie. Con lei mi scontro, discuto ma cerchiamo insieme una proiezione che sia la migliore possibile. Mi piace molto discutere con le persone per portare avanti un progetto di vita, anche con i miei collaboratori giovani. Il mio telefono squilla ogni cinque minuti, io ci sono a qualunque ora: come fai a non rispondere a qualcuno che ti sta chiamando? Chi saremmo per non farlo?Tutto questo rappresenta una molla, l'energia per fare cose e farle insieme.
Teme per il futuro?
Come ho detto, sono confuso, quindi non potrei saperlo. Man mano che le cose arrivano si affrontano, provi a fare il meglio che puoi, l'importante è cogliere l'attimo e non sciupare la vita, un dono straordinario che ci è stato dato. La vita va rispettata, resa grande, una cosa così grande che passa velocemente, bisogna approfittarne. Le persone sono meravigliose, a volte distratte da altro ma poi ritrovano consapevolezza dei percorsi giusti, bisogna credere negli altri. Gli artisti indicano la prospettiva di cui il mondo ha bisogno, questo si avverte profondamente, dobbiamo mettercela tutta per capire e non vergognarci dei nostri errori, le critiche aiutano a migliorarci, molto più delle lusinghe che arrivano dai cortigiani per piaggeria.
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