«Questo mio libro è un viaggio col naso all’insù»

Dopo il caso editoriale Vinpeel degli orizzonti l’autore abruzzese pubblica La rotta delle nuvole
PESCARA. «Mina ha truccato le carte del mio destino. Se non avesse cantato la Canzone di Marinella con la sua voce miracolosa sarei diventato un pessimo avvocato. Alla fine è stato un bene per i miei potenziali assistiti». E per la storia della musica e della poesia.
Il racconto di Fabrizio De Andrè del suo esordio nella musica nel 1967 viene subito in mente ascoltando l’inedita confessione di Peppe Millanta, autore abruzzese che in questi giorni ha pubblicato il suo nuovo libro, “La rotta delle nuvole”(ediciclo editore, pp.94 €9.50), che si sta rapidamente avviando verso il successo «nato dal basso» toccato al suo romanzo d’esordio, il pluripremiato “Vinpeel degli orizzonti” (Neo Edizioni).
Sì perché finalmente lo scrittore spiega come è nato lo pseudonimo – e ormai il suo nome di fatto usato da tutti – che lui, all’anagrafe Giuseppe Di Cesare, usa: «Mi ero laureato in giurisprudenza e facevo pratica in uno studio legale importante di Roma, roba seria, da giacca e cravatta di rigore. Ma appena potevo slacciavo tutto e suonavo per strada. Mi scoprirono e il “dominus” dello studio mi disse che no, che o facevo l’avvocato o il musicista. Io assicurai, mentendo, che la mia vocazione, certo, era fare l’avvocato. Ma ho continuato a suonare per strada di nascosto, insomma “millantavo”. Poi, 24 ore dopo l’esame di abilitazione superato, saldando un debito di riconoscenza con la famiglia che mi aveva fatto studiare, mi sono cancellato dall’Ordine. Il soprannome, anche brutto, “Millanta” mi piaceva ed è rimasto, ma ho chiuso quel capitolo».
E ha aperto quello della scrittura, che lo ha portato al caso editoriale “Vinpeel”, con il quale ha vinto numerosi premi nazionali, tra cui il John Fante (2018), l’Alda Merini (2018), il Città di Como (2019), oltre a essere stato candidato al Premio Strega Ragazze e Ragazzi (2018) e selezionato per il Premio Campiello Opera Prima (2018). Nato e cresciuto a Francavilla da padre spoltorese e mamma molisana, base a Pescara dove ha fondato la seguitissima “Scuola Macondo – l’Officina delle Storie”, scuola di scrittura e di lettura dedicata alle arti narrative che opera in varie parti d’Italia, girovago per natura – 10 anni a Roma, tra diploma come autore alla Scuola d’arte drammatica “Silvio D’Amico”, tirocinio di scrittura a “Un posto al sole” e attualmente per una nuova serie tv «di cui non posso dire» – Peppe Millanta si è istintivamente buttato nella scrittura di questa nuova opera dunque, “La rotta delle nuvole”, un piccolo densissimo libro in cui l’autore porta con sé il lettore lungo la rotta evanescente delle nuvole.«Armati di bussola e con il naso all’insù», spiega, «da bravi sognatori testardi, impariamo dalle nuvole la capacità di sentirci liberi di andare e di oltrepassare la linea dei nostri orizzonti, la costanza necessaria a portare avanti i nostri sogni, l’esercizio del distacco o la forza della creatività, essenziale nell’allestire il paesaggio della nostra immaginazione».
Peppe Millanta, come nasce questo libro?
“Piccola filosofia di viaggio” della ediciclo edizioni è una collana di letteratura di viaggio che non intende soffermarsi sui percorsi, ma sul modo di viaggiare, che è poi il modo di stare al mondo, l’occhio sul mondo. Mi hanno invitato a scrivere di un viaggio e siamo entrati nella rotta delle nuvole, per imparare da loro la capacità di sentirci liberi di oltrepassare la linea dei nostri orizzonti, l’ostinazione per portare avanti i nostri sogni. Abbiamo preso come fonte di ispirazione le nuvole, sbirciamo il loro modo di viaggiare, lo rubiamo per farlo nostro, i viaggiatori di terra.
Non è un romanzo, non è un saggio, non è una favola. Come definirebbe questo libro?
Una passeggiata con il naso all’insù. Non è fiction, ma un mosaico di storie legate alle nuvole, vere e splendide alcune, altre inventate. Ed è anche un compendio di tante cose che mi piacciono.
La collana prevede che sia l’autore a parlare in prima persona, come è stato l’impatto e cosa ha comportato?
Per me è stata una sfida, perché ho sempre fatto fiction e questo mi permette sempre di stare nascosto dietro alle storie, in fondo anche nome “finto” mi nasconde. Invece usare la prima persona ti porta a essere più spoglio, scoperto di fronte alle suggestioni che mi porto dentro e che riporto nel libro: Borges, Zorba il greco e il suo “meraviglioso disastro”, tutto Lucio Dalla, che ieri era il compleanno.
E qual è la storia che le piace di più di questo mosaico?
La più bella secondo me è quella dell’Uomo, che sarebbe Luke Howard, ricordato come “the man who named the clouds”, colui che diede il nome alle nuvole. Le nuvole sono la prima cosa vista e l’ultima cosa conosciuta dal genere umano. E nell’800 Luke è riuscito a classificarle e da lì la meteorologia eccetera. È divertente e poetico che dopo Ralfh Avercrombie sia partito per vedere se nel mondo le nuvole fossero uguali ovunque,così le fotografava. Un viaggio poetico, che mi ha catturato. Ma tutti quelli che hanno avuto la testa fra le nuvole sono meravigliosamente evanescenti. Insomma forse il libro è un breve compendio, l’apologia della “testa tra le nuvole” e mi permetto una nota letteraria: è un libro con storie che accomunano personaggi che hanno troppi sogni e poche notti, non gli bastano e sono costretti a sognare ad occhi aperti durante il giorno.
Alle nuvole lei attribuisce un ruolo nel pensiero metaforico…
Un grande regalo! Abbiamo tratto da ogni elemento naturale un insegnamento: dalla terra l’agricoltura, dal fuoco la cucina, e dalle nuvole... il pensiero metaforico. Ognuna rimanda sempre a qualcosa, sono il regalo più potente sul nostro ragionamento.
Il musicista lo fa ancora?
Facendo il musicista ho campato anni. Ora vivo di scrittura.
Ha creduto sempre di riuscirci?
Io sono un incosciente e un entusiasta. Posso dire: non me lo aspettavo, ma candidamente ammetto di averci sperato sempre. Sai quando immagini e fantastichi e sorridi? “Vinpeel” è stato un piccolo caso editoriale nato dal basso con una piccola casa editrice abruzzese, la Neo, ed è stato come la Grecia agli Europei: un bel colpo! Sono molto riconoscente per tutto quello che è successo, per le persone che si sono mosse. Sono stato fortunato, ci sono tanti libri belli che ci perdiamo.
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