Quirico racconta la guerra in Siria

Il giornalista ha vinto il Premio Terzani con il volume “Succede ad Aleppo”
MILANO. Si scrive contro il silenzio, eppure scrivere non basta per creare in chi legge quella commozione necessaria a diventare mobilitazione: ne è consapevole Domenico Quirico, inviato de La Stampa, vincitore del premio Letterario internazionale Tiziano Terzani con il suo libro “Succede ad Aleppo”, intenso affresco sulla guerra civile in Siria edito da Laterza. Ad annunciare il vincitore, che sarà poi premiato a Udine il 12 maggio, è la presidente della giuria Angela Terzani: «Un mondo occidentale distratto, inerte, per anni ha guardato senza vedere i morti e le macerie siriane. Domenico Quirico, cronista in quel Paese, si è accorto invece che “l'alchimia delle sue parole” non riusciva più a trasmettere quel caos barbaro e impunito. Nelle pagine di “Succede ad Aleppo” mette da parte i termini enfatici, dirompenti, che nei racconti di guerra tradizionalmente sembrano voler competere con il rumore delle bombe e il colore del sangue». Lo stesso Quirico è convinto che «le parole che usiamo per raccontare la Siria sono insufficienti, il metodo di calcare la mano sull'orrore, sperando che il lettore reagisca, non funziona più». La tragedia, per il cronista, non sono i morti, «il problema è che chi è sopravvissuto ad Aleppo non cammina, ma striscia: è cambiato antropologicamente, dopo aver vissuto 7 anni in uno stato di perenne attenzione, vivendo come un animale braccato, ha sviluppato una natura capace di dargli qualche possibilità in più di sopravvivere. Come giornalisti non siamo stati in grado di far capire che Aleppo è stata una Waterloo lunga sei anni, una Stalingrado ma con tutti i civili rimasti in città, un luogo dove la guerra è la normalità e la bontà è diventata impraticabile perché chi è buono rimane ucciso». Oggi la Siria è di nuovo sulle prime pagine dei giornali. «Non ho mai visto nessuno così stupido da dire “attaccherò domani mattina”», dice Quirico, «ma questa è una situazione in cui le armi sparano da sole e ci sono molti dilettanti allo sbaraglio, da Trump alla May a Macron, che è il nuovo Sarkozy. L'idea che un leader occidentale usi argomenti del genere in modo così superficiale è alienante, eppure c'è molto più dibattito sui dazi».
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