“Reflection”, feroce istantanea sulla guerra

Ambientato nel 2014 durante il conflitto in Donbass, esce il film dell’ucraino Vasyanovych applaudito alla Mostra di Venezia
PESCARA. È ambientato nel 2014 durante la guerra del Donbass “Reflection”, film del 2021 del regista ucraino Valentyn Vasyanovych, un lungometraggio di crudo realismo che va alle radici della guerra in atto, con lo scontro diplomatico e militare tra Russia e Ucraina iniziato nel febbraio di otto anni fa per il controllo della Crimea e del Donbass.
“Reflection”, presentato alla 78ª Mostra di Venezia, dopo alcune anteprime esce oggi nelle sale italiane, e in diverse sale in Abruzzo, distribuito da Wanted Cinema. Protagonista è Serhiy (Roman Lutskiy), un medico chirurgo di Kiev partito volontario per il Donbass, nell’Ucraina orientale, dove l’esistenza è ormai invivibile. Finito per errore nelle mani dei militari russi, viene fatto prigioniero. Tenuto in vita per le sue competenze mediche, Serhiy assiste impotente a spaventose scene di umiliazione e indifferenza verso la vita umana, a torture e violenze indicibili sui prigionieri. Serhiy è costretto ad aiutare i suoi carcerieri a smaltire i cadaveri dei prigionieri. Tra loro Andriy (Andriy Rymaruk). il nuovo compagno dell’ex moglie, molto amato anche da sua figlia. Una volta liberato e tornato come un fantasma a Kiev, nel suo bell’appartamento da cui si vede l’intera città, Serhiy tenta con fatica di tornare alla quotidianità. L’uomo sceglie di stare al fianco della figlia e di aiutarla ad accettare l’idea della morte di Andriy, dedicandosi a ricostruire i rapporti con lei e con l’ex moglie.
In un atto di rinascita Serhiy cercherà di ritrovare l’umanità persa e il suo ruolo di genitore. “Reflection” è la dolorosa testimonianza di come la finzione cinematografica finisca per confluire nella terribile verità della guerra a cui assistiamo in questi giorni. Il regista Valentyn Vasjanovych ha recentemente dichiarato: «Resto a Kiev. Voglio essere tra persone consapevoli della loro appartenenza etnica, culturale e politica. Voglio essere tra queste persone per acquisire esperienze importanti che mi aiuteranno a creare storie vere su di loro».
L’orrore della guerra è un tema presente anche nel precedente film del 50enne regista ucraino “Atlantis” (Atlantyda, 2019), finora inedito in Italia, che arriverà nelle nostre sale l’11, 12 e 13 aprile, sempre con Wanted. Ambientato in un futuro prossimo in Ucraina orientale, diventata dopo la guerra un deserto inadatto alla presenza umana, “Atlantis” vede protagonista Sergeij, ex soldato che soffre di stress post-traumatico e che tenta di adattarsi alla nuova realtà specializzandosi nel recuperare cadaveri di guerra. “Atlantis” ha vinto il premio come miglior film della sezione Orizzonti alla Mostra di Venezia 2019 ed è stato il candidato ucraino agli Oscar 2021 come miglior film internazionale, senza tuttavia rientrare nella cinquina finalista.

