La cascata di San Giovanni (foto di Mario Romano)

L'ITINERARIO

Respirando con i faggi tra le fonti sulla Majella 

Da Guardiagrele attraversando radure, sorgenti e cascate

Il binomio acqua/montagna lo si ritrova in molte escursioni sul massiccio della Majella, quando all’improvviso appare una fonte d’acqua gelida e purissima a ristorare il cammino. Sono innumerevoli i percorsi nei quali si incontrano sorgenti e fontane e oggi ne vedremo ben tre, partendo da Guardiagrele località Piana delle Mele.
A Guardiagrele (Ch) si seguono le indicazioni Bocca di Valle/Piana delle Mele e si parcheggia vicino all’entrata del Parco Avventura. Giunti di fronte ad una baita, si imbocca un vialetto che costeggia le infrastrutture turistiche per poi proseguire in salita nella pinetina del sentiero F1. In breve, si arriva a una bella radura detta Valle delle Monache (1.170 m) più su della quale si incrocia una deviazione per la cascata di San Giovanni, dove passeremo al ritorno. Ora arriva una bellissima faggeta, che ci accompagnerà per un po’: camminare nel bosco ha un effetto terapeutico, non solo perché infonde tranquillità ma anche e soprattutto perché si respira assieme agli alberi, lentamente, immergendosi nei loro profumi. In breve (1,30 ore dalla partenza) si arriva al Campanaro, (1.470 m) e poco prima ci si imbatte in una caratteristica capanna di pietra, molto ben strutturata.

Capanna di pietra del pastore
Il Campanaro è una radura incantevole caratterizzata da un’enorme roccia su una balconata panoramica che si apre sul verdissimo Vallone del Vesola e le antenne poste al di sopra del Rifugio Pomilio. Ma non solo. Si affacciano a una a una le cime più caratteristiche della Majella che un cartello aiuta a riconoscere: le Murelle, Cima Macirenelle, le mughete del Martellese e all’opposto il mare Adriatico. Non dimentichiamo di rifornirci di acqua alla nostra prima fontana e proseguiamo.
A questo punto se siamo in inverno iniziamo a calpestare la neve che può essere copiosa, l’intero percorso, infatti, mantiene a lungo l’innevamento data la sua esposizione. Dopo altri 50 minuti, il bosco dirada, cominciano a spuntare i pini mughi e si arriva alla fonte più alta: Fonte Carlese (1.725 m), storicamente la più importante il cui toponimo richiama probabilmente una persona locale. Oltre la fonte, se si vuole, prima per un sentierino poi per prati, si può arrivare sulla strada della Majelletta e da qui la Rifugio Pomilio a godersi lo spettacolo sul mare (30 minuti dalla fonte).
Per scendere dalla Fonte Carlese ci si avvia su un lungo traverso che porta fino a Pietro Cioppo, grotta pastorale che si raggiunge scendendo per un breve tratto. E siamo sul sentiero G1 che ci porta dapprima alla “rocciosa” Rocchetta e poi alla terza fonte in località la Rapina, 1.500 m circa. Qualche tempo fa scendendo si sentiva un forte odore di selvatico, quasi fastidioso e poco dopo ho trovato sulla neve le tracce di un piccolo branco di lupi che dovevano essere vicini, ma si nascondevano. Un’emozione unica che mi ha portato a scendere velocemente fino a intercettare il sentiero F6 e poi F2 dal quale si vanno ad ammirare finalmente le cascate di San Giovanni, sempre suggestive. Scavalcate le cascate a monte, il sentiero F5 ci riporta a Piana delle Mele (18 km, 8-9 ore totali). Una lunghissima passeggiata che lascia il segno: quello benefico dell’acqua della Majella.
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