Riccitelli e Acs abbandonano Pilogallo: «Maestranze ko»

19 Ottobre 2020

TERAMO. La stagione teatrale al Comunale di Teramo, allestita da Acs e Riccitelli, non si farà, salvo deroghe regionali al tetto dei 200 posti per un teatro da 800.Allo stato la stagione è...

TERAMO. La stagione teatrale al Comunale di Teramo, allestita da Acs e Riccitelli, non si farà, salvo deroghe regionali al tetto dei 200 posti per un teatro da 800.
Allo stato la stagione è insostenibile. La ripercussione è pesante per le compagnie e i lavoratori della prosa. In crisi come tutte le maestranze dello spettacolo dal vivo. «È un massacro che chiama in causa un milione di addetti. Non ci sono prospettive, il 2020 è andato e sul 2021 c’è un punto interrogativo. Si potrà iniziare a ragionare tra un anno, per la stagione 2021-’22». È l’analisi di Renato Pilogallo, decano in Abruzzo tra gli operatori del live, 65 anni e un percorso da libero professionista a tutto campo, non solo fornitore di service audio video luci. È direttore di palcoscenico e capomacchinista per la prosa e la lirica dal 1980, già tecnico dell’ente lirico abruzzese, è direttore di scena in Italia e all’estero per grandi teatri, compagnie, capocomici, Garinei, Fantoni, Montesano, Placido, nonché progettista culturale.
«Ho avuto la fortuna di fare tutto, musica, prosa, balletto, arte performativa. La manifestazione dei Bauli in piazza ha sollevato una parte del problema, legato alla concertistica, ai grandi live del pop, rock, jazz. Ma i fornitori di service sono in difficoltà perché si sono fermate o ridimensionate tutte le altre forme di spettacolo dal vivo», spiega Pilogallo. «L’amplificazione è entrata in teatro da quando in palcoscenico più nessuno sa portare la voce. Le compagnie teatrali si avvalgono dei service anche per videoproiezioni e altri effetti. E per i musical».
L’Abruzzo con circa 120 service è la regione col più alto numero di ditte, «e vanta una società come l’aquilana Agorà leader in Italia e tra i maggiori service d’Europa». I service sono tutti fermi. Pochi impegni quest’estate, la stagione in cui si lavora di più, coi grandi concerti e altri eventi di massa.
A parte però pochi strutturati come aziende, la maggior parte delle realtà abruzzesi è a conduzione familiare, «senza dipendenti né spese di affitto, coi magazzini a casa. Qui riusciremo a salvare i due terzi delle aziende. Molti però stanno abbandonando la professione e il rischio, alla ripartenza, sarà l’assenza di maestranze qualificate e un alto tasso di abusivi». Precariato e lavoro sommerso sono stati svelati dall’epidemia. «Il virus ha detto che nel settore live i due terzi degli addetti, peraltro intermittenti, lavorano in nero. L’Inps ha dovuto abbassare da 30 a 7 il minimo delle 30 giornate lavorative per accedere al bonus di 600 euro. Vuol dire che lo Stato sa del fenomeno. Il mondo dello spettacolo ha un problema di caporalato, sfruttamento, lavoro nero, evasione».
Il neonato Coordinamento nazionale tecnici dello spettacolo dal vivo (nella Cgil), di cui Pilogallo fa parte, si batte perché parte dei fondi Fus (Fondo unico spettacolo) vadano alle maestranze dei teatri.