Ruggiero: con le note incrocio le energie tra Abruzzo e mondo

Il violoncellista aquilano di stanza a Berlino si racconta: «Ho suonato in 45 Paesi e non ho mai mollato la mia terra»
L’AQUILA. Ventitrè anni di carriera internazionale, concerti, tournée e collaborazioni con musicisti e istituzioni di tutto il mondo, un pensiero sempre rivolto al suo Abruzzo e alla sua città, L’Aquila. Pierluigi Ruggiero, classe 1974, vive tra L’Aquila e Berlino. Violoncellista eccellente apprezzato nel mondo, ha studiato in Ungheria, non ha mai smesso di lavorare all’estero e la mission della sua associazione culturale Espressione d'arte è «far incontrare le energie» da dovunque arrivino.
Lo racconta al Centro mentre si trova all’Aquila appena rientrato dalla tournée col suo ensemble a L’Aia e poi a Parigi.
Ruggiero, esterofilia oppure lavorare all’estero è più facile?
Diciamo che c’è più attenzione culturale, come artista internazionale hai un margine più ampio nel presentare le tue idee e fartele accettare. Effettivamente lavoro molto all’estero ma faccio anche molti concerti con enti e istituzioni concertistiche italiane. Ho suonato in 45 Paesi con i più grandi direttori d’orchestra, ho scelto di promuovermi molto fuori casa anche perché non c’è sempre e facilmente spazio per tutti in Abruzzo e in Italia. Qui, lo sappiamo, è tutto in mano alla politica, conoscenze e parentele. All’estero non ti spalancano le porte dicendo “ti stavamo aspettando”, però se a loro piace quel bando o quella proposta li valutano senza pregiudizi. Al contrario di molti però non ho mollato completamente la mia terra d’origine sbattendomi la porta dietro le spalle, rimango abruzzese e aquilano, cerco di portare avanti progetti culturali nel mio territorio.
Quest’anno Ungheria, Argentina, Brasile, Turchia, Olanda, Parigi e prossimamente Spagna dove in collaborazione con Teatro Immediato di Pescara pensate di rappresentare “La stanza del pastore - Il transumante”, opera teatral-musicale ispirata alla straordinaria vita di Francesco Giuliani, pastore poeta di Castel Del Monte.
È uno spettacolo che ha già avuto una ventina di repliche e rappresenta un unicum in Italia, realizzato prima che la Transumanza delle greggi fosse riconosciuta patrimonio Unesco, un lavoro ben strutturato: Vincenzo Mambella è l’autore del testo drammaturgico, Edoardo Oliva ne è l'interprete e firma la regia, le scenografie di Francesco Vitelli, Giuliano Di Giuseppe autore delle musiche originali e degli arrangiamenti, con il mio ensemble musicale in scena. Un successo frutto della collaborazione tra L’Aquila e Pescara ovvero la mia associazione e il Teatro Immediato, su un tema così importante per la storia abruzzese.
Molto classico, contemporaneo e anche musiche da film. Quale repertorio ama di più?
Amo riscoprire i repertori più desueti, poco frequentati, di autori anche minori che però meritano di essere conosciuti, creare progetti nuovi e distribuirli. Con il trio Concertando per esempio suoniamo un repertorio meno noto per chitarra. Ho riscoperto nelle biblioteche e inciso cose classiche molto particolari con formazioni miste, la mia mission è di far incontrare energie, musicisti di varie nazionalità con professionalità italiane e locali, creare una coesione artistica proprio come nei giorni scorsi in Olanda con la pianista Alessandra Di Gennaro mia conterranea in uno dei miei ensemble con due bravissimi artisti olandesi».
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