Sandro Melarangelo In mostra sessant’anni di arte e impegno

25 Aprile 2017

A Teramo un’antologica del maestro abruzzese Dalla Scuola romana ai quadri politici degli anni Settanta

TERAMO. Una vita spesa con passione per l'arte e per l'impegno civile raccontata nella mostra "Sandro Melarangelo. Antologica 1957-2017". Sessant'anni si snodano nelle sale della pinacoteca civica di Teramo, dove da sabato scorso è allestita la più completa personale mai dedicata dalla città al suo figlio artista, militante politico, agitatore culturale. L'assessorato alla cultura e l'associazione Teramo Nostra promuovono questa ricca antologica, che resterà allestita nella galleria di viale Bovio fino al 7 maggio.

L'esposizione, curata da Luciano Paesani e da Alberto Melarangelo (presenti, sabato scorso, alla vernice insieme all'artista), propone una significativa carrellata di opere, riferita a sessant'anni di attività artistica di Sandro Melarangelo.

Una settantina i pezzi esposti nei tre livelli della pinacoteca, tra dipinti, grafiche, ceramiche, riproduzioni litografiche. Inoltre, due bacheche propongono fotografie e cataloghi delle mostre del passato, comprese quelle ospitate dal Polittico, galleria d'arte contemporanea gestita a Teramo da Sandro e dal fratello Peppino tra il 1966 e il 1972. L'unico spazio privato per l'arte contemporanea in Abruzzo in quegli anni, dove esposero i giovani Gigino Falconi, Franco Summa, Ettore Spalletti. E dove Sandro Melarangelo conobbe la futura moglie Annetta, figlia di un eroe di guerra, il tenente Alberto Pepe, morto nel campo di Unterlüss. Il ritratto commissionato nel 1971 a Sandro da Annetta è presente in mostra nella prima sala, accanto alle opere giovanili dell'artista: dal primo olio invitato in un'esposizione, proprio in pinacoteca, "Ragazzo e natura morta", dipinto nel 1957 a 16 anni, agli scorci e paesaggi e ritratti di persone care del piccolo mondo antico dell'infanzia e giovinezza vissute nel rione, oggi sfigurato, tra piazzetta del Sole e vico della Luna. Esposto anche un ritratto di Sandro 11enne, opera del padre, il grande pittore Giovanni Melarangelo. A queste opere di gioventù, debitrici al tonalismo delle opere paterne e alla matericità dell'ultima Scuola romana, seguono in un percorso espositivo cronologico creazioni che testimoniano la svolta romana degli anni Sessanta, quando Melarangelo frequentò nella capitale, dal 1962 al 1968, la Scuola libera del nudo dell'Accademia di Belle Arti, scoprendo il segno unico a penna e avvicinandosi al realismo espressionista di Guttuso e Vespignani.

In questa sezione sono in mostra i nudi femminili e grandi tele tratte dal ciclo degli "Specchietti retrovisivi", in cui l'artista riflette sul condizionamento tra uomo e macchina, oltre a lavori come "Obiettivo aereo" e "Scoppio nella risaia" (riferiti rispettivamente alle rivolte in Algeria e alla guerra in Vietnam) che inaugurano il filone militante e di denuncia.

La pittura d'impegno sociale e civile di Sandro Melarangelo è rappresentata anche da pezzi come gli "Schedati", tempere degli anni Settanta dedicate alle vittime della repressione, ai perseguitati politici, alle prostitute. Il ritratto degli ultimi è una costante della produzione dell'artista: ne è un esempio "Il sogno del barbone", del 2008, in cui il mendicante addormentato viene visitato in sogno dalla Primavera del Botticelli. Appartengono ad anni recenti i pezzi più realistici e di grande formato sui drammi della contemporaneità, con particolare attenzione ai fenomeni dell'emigrazione dei popoli, e le opere che esaltano artisti e intellettuali rivoluzionari come Pasolini, Tina Modotti, Frida Kahlo. Sono inoltre presenti le opere, poi raccolte in cartelle litografiche, sulle lotte sindacali del Vomano (1978), sull'emancipazione femminile (1983), sulla Resistenza (1977). Apertura tutti i giorni, tranne domenica. Orari 9-13 e 15.30-18. Ingresso libero.

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