«Sei in poltrona volti una pagina e si apre il mondo»

La scrittrice lontano dal suo rifugio di Pescasseroli «Temo il virus, ma potrebbe insegnarci a vivere
Autrice tra le più importanti del panorama letterario non solo italiano di questo secolo e del precedente, Dacia Maraini trasmette con una forza quieta e tenace il suo amore per i libri: raccontata da lei la lettura diventa una medicina per l’anima, un biglietto aereo senza scadenza per viaggi intorno al mondo e nel tempo, tra mille e mille vite sulle tracce della nostra.
Infaticabile nell’impulso alla diffusione della cultura letteraria e teatrale, la scrittrice toscana con radici siciliane è un riferimento per chiunque voglia allargare i propri orizzonti e trovare luci di conoscenza per illuminare momenti bui e difficili. Come questo.
Signora Maraini, in questi giorni di necessario isolamento casalingo ha preferito il suo rifugio tra i boschi e le montagne di Pescasseroli o è a Roma, e in questo caso come si sente nella metropoli?
Sono a Roma perché avevo degli incontri con le scuole che sono stati tutti cancellati negli ultimi giorni, e ora , anche se lo volessi, non posso muovermi perché lo vieta giustamente il governo, intimorito da un virus che all’inizio era apparso tenue e vulnerabile e invece col tempo si sta dimostrando subdolo e pericoloso.
Cosa ha pensato all’inizio della diffusione del corona e cosa pensa ora, quali sono le sue riflessioni, la sua lettura e le considerazioni sulla risposta umana e politica questa aggressione senza confini?
Penso che sia un momento molto difficile, ma non solo per il nostro Paese. Pandemia vuol dire che tutto il mondo è coinvolto. E si vedrà secondo me fra qualche settimana, soprattutto in quei Paesi che, per ragioni di lucro, non hanno fatto i controlli che dovevano. Penso soprattutto agli Stati Uniti che evidentemente fanno finta di niente ma, a quanto sento dagli amici americani, sono già pieni di gente col virus che fra l’altro non ha i soldi per fare il tampone e quando muore, ci scrivono sopra “influenza su un malato di cuore”. Mi sembra una cosa terribile.
E siamo tutti costretti a casa, come l’ha presa?
Sul momento ho pensato a una limitazione insopportabile delle libertà cittadine, ma poi, uscendo e trovando le strade vuote, la città silenziosa, ho provato anche un senso di sollievo e di pace. Ho capito che basterebbe poco per cambiare le nostre abitudini: meno anidride carbonica, meno veleni nell’aria, meno sprechi di benzina, di gasolio, meno inquinamento da aerei che vanno e vengono come forsennati. Non faccio l’elogio del virus, che temo come tutti, ma potrebbe insegnarci a vivere in maniera meno caotica e stressante.
Con tutto questo tempo a disposizione che ci consiglia di leggere, o rileggere, tra i suoi libri, le novità, chicche che ha scoperto, classici...
Io leggo sempre tanto, quindi non sarà certo la reclusione forzata a farmi leggere di più. Ma per chi non ha l’abitudine alla lettura può essere una buona occasione. Leggere, come dico sempre quando i ragazzi nelle scuole mi chiedono perché è importante farlo, vuol dire viaggiare nel tempo e nello spazio. Per chi è costretto in casa, e ama viaggiare, basta voltare una pagina e trovarsi in un altro secolo, oppure dall’altra parte dell’Oceano, dentro un paese in cui entrerà come si entra in un paesaggio incantato. Ci sono tanti libri belli. Comunque aggiungerei che non si legge un libro solo perché è un classico e si pensa che sia un dovere farlo. Si legge per dare risposte alle nostre domande più profonde. E se un libro, anche un famoso e importantissimo classico non ci interessa, non vuol dire che siamo scemi o che il classico non vale, ma che non è il momento di quell’incontro. Un classico poco letto perché non è mai andato nelle scuole è “I viceré” di De Roberto. Un romanzo storico che a me ha insegnato molto, scritto con intelligenza visionaria. Lo propongo a chi ama viaggiare nel tempo. Un altro libro poco frequentato ma pure popolare e attuale sempre è “Canne al vento” di Grazia Deledda. Un libro che racconta la forza mitica della antica provincia italiana, senza mai cadere nel provincialismo.
Ai più giovani cosa suggerirebbe?
Ai ragazzi, anzi ai ragazzini che amano le avventure di mare proporrei di rileggere un romanzo breve di Conrad che si intitola “Il compagno segreto”, una bellissima metafora del doppio. Poi, sperando di non essere giudicata presuntuosa, proporre anche un mio libro che si chiama “La pecora Dolly”, una raccolta di racconti surreali scritto apposta per i giovanissimi.
E per trovare leggerezza?
A coloro che amano anche sorridere proporrei un bellissimo romanzo di Gogol che si chiama “Le anime morte”.
Ne usciremo più forti, più spaventati, più coscienti di nostre e planetarie fragilità, o come a suo parere?
La forza non sta mai nell’incoscienza o nella ignoranza. La conoscenza, in qualsiasi campo, dà forza. Perciò è importante studiare, informarsi, leggere, riflettere, confrontarsi con le idee altrui.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
