Sei sguardi d’artista per la collettiva “IoAmoTe”

26 Febbraio 2023

L’allestimento negli spazi dell’Arca resterà aperta fino al 1° maggio, per passare poi al Museo di Raffaello a Urbino

TERAMO. Sei artisti, sei sguardi che riaffermano il potere della creatività e della cultura di farsi balsamo capace di alleviare ferite. Sei voci che reagiscono all’afasia o, all’opposto, al rumore dato dalla ridondanza di suoni, all’orgia di significanti del nostro tempo. Sono gli artisti chiamati dallo storico e critico d’arte Umberto Palestini a riempire di contenuti la mostra IoAmoTe, da lui curata per il Comune di Teramo, assessorato alla cultura, negli spazi de L’Arca Laboratorio per le Arti Contemporanee: gli abruzzesi Giuditta Branconi, Matteo Fato, Giuseppe Stampone, Georgia Tribuiani, e i marchigiani Luigi Carboni e Fabio Cotognini. Con questa articolata e assai interessante collettiva, organizzazione di Arti Grafiche della Torre in collaborazione con Accademia Raffaello e Accademia Belle Arti di Urbino, si festeggiano i dieci anni di attività della galleria civica di largo San Mattteo attraverso lo sguardo di cinque artisti che lì hanno esposto, il pescarese Fato, i teramani Stampone (nato a Cluses, in Francia), e Tribuiani (che vive e lavora a Los Angeles), il pesarese Carboni e il maceratese Cotognini, ai quali il curatore ha affiancato la giovane ma già premiata Branconi, classe 1998. Inaugurata l’11 febbraio, IoAmoTe resterà allestita fino al 1° maggio, per essere poi ospitata dal 14 dicembre fino al 14 gennaio 2024 a Urbino, nel Museo Casa Natale di Raffaello, sempre accompagnata dal prezioso catalogo, vero e proprio libro d’artista composto dai suggestivi racconti grafico-visivi dei sei autoi, a ognuno dei quali Palestini ha affidato ventiquattro pagine per creare in piena libertà e autonomia la propria narrazione per immagini e brevi riflessioni/citazioni.
Frammenti di discorsi amorosi, alla mostra IoAmoTe, titolo che significa “io amo Teramo” oltre a esprimere l’attenzione per l’altro da sé, per il dissimile, fanno da esergo sulle pareti de L’Arca le citazioni di pensatori di epoche diverse, Theodor Adorno (“L’amore è la capacità di avvertire il simile nel dissimile”), André Breton (“L’amore è quando incontri qualcuno… che ti dà delle notizie su di te”), Blaise Pascal (“L’amore non ha età: è sempre nascente”). Il curatore Palestini precisa la ratio della mostra, che mescola nelle varie sale le opere degli autori, partendo proprio dall’aforisma 122 dei Minima Moralia del filosofo esponente della Scuola di Francoforte: «Filo d'Arianna con cui affrontare il labirinto del nostro percorso creativo, bussola nel magmatico mare in tempesta del nostro presente, poiché ogni artista, ogni intellettuale, ha l’obbligo morale di essere portatore di differenza. Tale differenza, tuttavia, sarebbe sterile se non fosse permeata di amore, di passione in grado di riconoscere il dissimile e ricondurre le contraddizioni all’interno di linguaggi e contenuti che non rinneghino l’idea di riscatto e salvezza. Io Amo Te. Io (individuo/differenza) Amo Te (altro/simile). Tenteremo di riconoscere “il simile nel dissimile”». Nella mostra opere di artisti e creativi di diverse generazioni, che utilizzano più media espressivi, spaziando quasi tutti tra pittura, scultura, installazione, video, dialogando con le nuove tecnologie ma pure riscoprendo l’antichissima pratica del disegno. Come nel caso di Stampone, che utilizza decine di velature di penna Bic, alla maniera dei grandi artisti del passato nella pittura a olio, un lavoro che dilata lo spazio-tempo e ne sovrappone le dimensioni, disobbedendo alla velocità dell’era Internet con la pazienza e maestria di un miniatore del Trecento; la sua ricerca, spiega Palestini, evoca artisti sommi e le loro iconiche opere, ma affronta anche i problemi del presente, come nell’installazione Emigration Made, giù nell’atrio dell’Arca. Sugli aspetti formali della pittura riflette Carboni: col ciclo Ridisegnare indaga potenzialità espressive della linea continua: «Il segno si apre alla forma e contemporaneamente si racchiude in gorghi astratti, dove l’accelerazione dialoga con il rallentamento minuzioso» dice lui stesso. Idilli e inganni, scrive il curatore, si sovrappongono nelle tele di Branconi, «luoghi ideali, territori dell'anima dove riecheggiano armonie paradisiache che possono mutare, per improvvisi richiami inquietanti, in scenografie per testi dolorosi propri di un teatro della crudeltà». Se Branconi si sofferma sull'universo femminile, Cotognini col suo disegno abile «viaggia nel tempo per mezzo di una eclettica e sorprendente concezione della storia, adottando una visione della memoria quale tesoro da saccheggiare per creare una sorta di archeologia contemporanea». Artista eclettico che sperimenta con ugual talento pittura, disegno, incisione, fotografia, Fato offre una ricerca pittorica materia e dagli accenti espressionistici, rimarca Palestini: «Con grande maestria dipinge tigri di efficace resa realistica pur non adottando nessun espediente verista. Due monotipi compaiono per evocare, tra segni astratti, il ghigno inquietante di nuvole dentate, Nuvole Tigri». Diverso è l'universo espressivo di Tribuiani, che lavora da anni con importanti studi a Los Angeles nei settori della grafica animata, del graphic design e della pubblicità, con lavori video anche per marchi di nicchia o grandi case di moda, gioiellini di narrazione breve, veri e propri corti autoriali di cui si può avere un saggio nella saletta audiovisivi dell’Arca.