Silone e i suoi fantasmi e Leopardi tragicomico

20 Dicembre 2019

Festival Terre di Teatri a Giulianova con Fontamara, Aretè Ensemble e i pupazzi di Canto di un pastore

GIULIANOVA. Tre appuntamenti a Giulianova con il festival Terre di Teatri, organizzato e curato dalla compagnia giuliese Terrateatro, che in questo 2019 ha festeggiato i vent’anni di attività.
La rassegna torna nella cittadina costiera teramana dopo qualche anno, ospitata dalla sala teatro del palazzo Kursaal, sul lungomare. Primo appuntamento domani, ore 21, “Fontamara”, co-produzione del Tsa e del Teatro Lanciavicchio, dal romanzo del 1933 di Ignazio Silone tradotto per la scena da Francesco Niccolini, vincitore per questo lavoro del Premio Silone per la drammaturgia. Interpreti Angie Cabrera, Stefania Evandro, Alberto Santucci, Rita Scognamiglio, Giacomo Vallozza. Regia di Antonio Silvagni, musiche originali di Giuseppe Morgante.
“Fontamara” è spettacolo di voci e fantasmi. I cinque attori danno voce al paese, ai suoi abitanti, ai loro carnefici. Seconda proposta è venerdì 27 “Leopardi” di Aretè Ensemble (ore 21), spettacolo diretto e interpretato da Annika Strøhm e Saba Salvemini. Una bara, due attori e le “Operette morali”. «Uno spettacolo in un bianco e nero, a riflettere il grottesco e il profondo della vita», si legge nelle note di regia. «Un Leopardi tragicomico e tanto necessario in questi tempi bui. Solo testi di Leopardi integrali: Dialogo della Moda e della Morte, Dialogo di un Folletto e di uno Gnomo, Dialogo di Malambruno e di Farfarello, Dialogo di un venditore d’Almanacchi e di un passeggere, L’Infinito». La sera seguente, sabato 28, lo spettacolo per bambini (dai 5 anni in su) e famiglie “Canto di un pastore” (ore 17), una produzione Teatro Stabile d’Abruzzo e Terrateatro che racconta un passato fatto di tradizioni e immagini della nostra terra. Con Cristina Cartone e Luca Settepanella, i pupazzi di scena della Compagnia del Rospo rosso, regia di Ottaviano Taddei, musiche Alex Ricci. Protagonisti sono il pastore Sebastiano e sua moglie Crisaldina. I due si muovono tra i mesi primaverili e quelli estivi, quando il pastore, dalla Puglia, dove ha affrontato l'ennesima transumanza, torna al paese, agli affetti e a una vita normale. Ma tra ricordi e serenate già ricomincia il da farsi per il nuovo viaggio. Attraverso i canti e l'uso in scena dei pupazzi i bambini vengono trasportati in un Abruzzo antico, fatto di giochi di una volta, di cibi poveri, di una vita immersa nella natura e nel flusso delle stagioni. (afu)
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