Silvio Spaventa, un eroe dell’Italia civile

11 Marzo 2015

L’uomo politico di Bomba ricordato da storici e giuristi in un convegno al Consiglio di Stato

ROMA. «Mantenere la libertà dei singoli e allo stesso modo rispettare il bene comune» è una delle massime emerse dal convegno su “Silvio Spaventa e la IV sezione del Consiglio di Stato”, svoltosi giorni fa a Roma a Palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato. E’ la stessa sala frequentata più volta dall’uomo politico abruzzese, nato a Bomba nel 1822, dopo l’istituzione della IV Sezione del Consiglio di Stato, da lui presieduta per incarico di Crispi che volle così porre fine alla insufficienza giuridica della famosa Legge 1865, ricordata da Giorgio Giovannini attuale presidente del Consiglio di Stato e coordinatore del convegno, che rinviava tutte le controversie Stato-cittadino alla giurisdizione normale, determinando una “concezione monista” dell’intera amministrazione giuridica, a detrimento dei diritti del singolo cittadino, il quale, chiosavano a quei tempi uomini politici e magistrati, «è bene che si rassegni». Rassegnarsi all’ingiustizia, e agli arbitri della politica e dei politicanti del tempo.

Spaventa caparbiamente rifiutò questa ingiustizia, e iniziò la sua seconda battaglia risorgimentale per dare un contenuto più liberale e garantista al nuovo Stato, riuscendo a vincere la battaglia di inserire nelle istituzioni giuridiche la concretezza della “Giustizia nell’Amministrazione”. La fecondità dell’intuizione spaventiana è stata sviscerata e attualizzata dai diversi e vari interventi (Riccardo Di Virgilio, presidente della IV Sezione del Consiglio di Stato, Luigi Tarantino consigliere, Pierluigi Mantini del Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa, e Piero Sandulli dell’Università di Teramo, con le conclusioni di Giovanni Legnini, vice-presidente del Consiglio superiore della magistratura). Ma Spaventa è stato ricordato anche da Domenico Gentile della Fondazione Bertrando e Silvio Spaventa, e Giuliano Sciocchetti dell’Associazione Abruzzese di Roma che fu fondata dallo stesso Spaventa nel 1886.

«E’ la più antica associazione italiana», ha detto Sciocchetti, «e ha sempre svolto attività di solidarietà, come nel terremoto della Marsica del 1915 e nelle vicende belliche del 1943 in soccorso dei profughi». Gentile ha ricordato l’istituzione di un premio nazionale intitolato a Bertrando e Silvio da destinare a una personalità distintasi in campo economico, politico e del diritto. Ma non sarà facile trovare l’equivalente di un uomo che da Roma scriveva al fratello Bertrando rimasto a Bomba: «Non ti puoi fare un'idea di quello che avviene e di quello che si fa: è un chiedere, un acchiappare da tutte le parti quanto si può, un armeggio, ed uno intrigare, e un rubacchiare da per tutto. Pare come se i cardini di un ordine morale fossero stati sconficcati». Per poi aggiungere: «Io consumo dugento lire al mese, non posso fare con meno... Ma ora non ho che 30 lire in tasca. Ecco i milioni che ha dato l'Italia! Sia lodato Iddio!».

Gino Melchiorre

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