Simona e Sabina il Sole e la Luna che non tramontano

30 Maggio 2016

CHIETI. Il Sole e la Luna. Opposte in tutto, o quasi. Eppure amiche per la pelle. E per Simona e Sabina questo non è solo un modo di dire, perché, sebbene loro lo raccontino scherzando, c’è stato...

CHIETI. Il Sole e la Luna. Opposte in tutto, o quasi. Eppure amiche per la pelle. E per Simona e Sabina questo non è solo un modo di dire, perché, sebbene loro lo raccontino scherzando, c’è stato effettivamente un episodio in cui una ha salvato la vita all’altra. E dunque sì, “amiche per la pelle”, come sorelle, anche senza vincoli familiari.

Simona Petaccia, 44 anni, è la coriacea presidente di “Diritti diretti”. Da una vita convive con il suo handicap che la costringe su una sedia a rotelle e con la sua associazione si batte perché i diritti siano davvero accessibili e assicurati a tutti. A Chieti la vedi girare in centro sulla sua sedia a rotelle con il sorriso perennemente stampato sulla faccia e sempre vestita, pettinata e truccata di tutto punto. La conoscono tutti e lei si stupisce quando inaspettatamente le dicono di sapere persino dove abita.

Sabina Ferri, 46 anni, è invece una infermiera professionale con la passione per il teatro e il gusto spiccato dell’autoironia. Parlare con lei è come andare sulle montagne russe: è un esplosione di tutto e il contrario di tutto. «Siamo l’una l’opposto dell’altra», dice Sabina, che a prima vista può sembrare la più esuberante delle due. Ma è solo apparenza. Perché, spiega lei, «la grande vitalità di Simona si cela spesso dietro un’espressione sempre molto controllata». Proprio quello che l’amica sembra non possedere in abbondanza.

In un gioco di specchi le due amiche si divertono ad assegnarsi qualità opposte: Simona e il suo sorriso sono simbolo di solarità e di leggerezza, Sabina si definisce, invece, più lunare. «Sono come una talpa che sta sempre lì a scavare in profondità. Invece questa», dice indicando Simona, «te la ritrovi su facebook che posta fotografie dalla Torre di Pisa!». Abitudinaria Sabina, desiderosa di scoprire il mondo Simona. «Che volete, io sono del Toro», dice Sabina alludendo al segno zodiacale, «amo le mie abitudini, mi sento protetta tra le cose che conosco da sempre e, non per niente, frequento sempre il solito bar. Io sono sempre “quella col panino alla mortadella”. Lei, invece, è del Sagittario, tutt’altra cosa. Le piace andare in giro e non riesce a stare ferma. Ti giri un attimo ed è già andata via».

Strano a dirsi, pensando ai limiti di spostamento di Simona. Ma poi se ci rifletti un attimo, capisci che i limiti fisici contano certamente molto, ma quelli mentali ti possono bloccare anche di più. In una cosa, però, le due amiche dicono di trovarsi perfettamente in linea: entrambe si sentono libere, almeno nello spirito.

Una libertà mentale che Simona, giornalista con una laurea in Lingue e letterature straniere, ha trasportato anche nel suo lavoro e nell’associazione che ha creato con cui porta avanti le proprie battaglie, gestisce progetti, organizza iniziative, eventi, corsi di formazione. Il suo pallino è un turismo più accessibile. E infatti sul sito della sua associazione (www.dirittidiretti.it) troverete scritto che «senza alcun finanziamento pubblico, dal 2008 Diritti diretti progetta, insegna e comunica il turismo accessibile». Sabina, invece, trasporta la sua libertà interiore sulle tavole da palcoscenico del teatro. Fa parte della scuola di recitazione del Marrucino diretta da Giuliana Antenucci, ma, se è in vena, non occorre andare a teatro per vederla protagonista di divertenti gag e battute.

Eppure la spumeggiante, allegra e divertente Sabina non è stata sempre così. C’è stato un periodo di buio nella sua vita. Ma qualcuno l’ha aiutata a riaccendere quella luce sparita dai suoi occhi, standole vicina e supportandola. E chi poteva essere se non l’amica che lei stessa definisce come il Sole? «Mi ha aiutato molto”, dice Sabina, «è vero che da quelle situazioni non esci se non capisci che devi farcela da sola, ma lei mi ha fatto intravvedere che c’era un’altra possibilità, che non era tutto chiuso come sembrava a me».

In una bella mattinata di sole incontriamo la squadra di S e S alla Casina dei tigli, nel cuore della villa comunale di Chieti. Simona arriva per prima. Sabina in genere è puntuale? «Ora sì», risponde sorridendo con un pizzico di malizia Simona, «ma una volta era una ritardataria cronica. Poi una sera, dopo averla aspettata insieme ad altre amiche per tre quarti d’ora al bar Nettuno, che ora è chiuso, quando è arrivata vestita di tutto punto, con mega spalline eccetera – erano gli anni Ottanta – l’abbiamo piantata in asso. E da allora ha imparato la lezione». E infatti, dopo un minuto, arriva anche lei all’appuntamento.

L’amicizia della squadra S e S è nata sui banchi di scuola. Anni Ottanta, istituto magistrale Isabella Gonzaga, primo giorno di scuola: Sabina ha dovuto ripetere l’anno, entra in classe e si ritrova “ghettizzata” in fondo all’aula tra i ripetenti. Pensa che sarà un anno orribile, ma poi incrocia lo sguardo aperto e accogliente di Simona e tutto cambia. Inizia un’amicizia trentennale. Del gruppetto fanno parte anche le altre due compagne di classe Assunta D’Orazio e Mariangela Costantini. Sempre insieme, alle feste, in discoteca, in vacanza a Campomarino nella casa al mare di Sabina, i bagni di mezzanotte, i ragazzi carini, i concerti di Vasco Rossi (cantante preferito di Simona che lei è riuscita anche a incontrare, a testimonianza del fatto che quando vuole una cosa non la ferma nessuno) e i giudizi della gente. Tutto, insomma. A proposito dei giudizi della gente, c’è una cosa che manda in bestia tutte e due le S: quando si sentono dire «beata te che ridi sempre». Per loro questa frase è indice di uno sguardo che si ferma solo in superfice. L’essere sorridenti significa presentarsi agli altri in maniera accogliente ma non significa che tutto vada bene.

Qualche anno fa, Simona se l’è vista molto brutta. Era a casa malata in condizioni pessime. I genitori volevano chiamare il pronto soccorso, ma lei, col suo carattere molto forte, diceva di non voler andare in ospedale e di voler aspettare che la crisi passasse. È stata solo la lungimiranza di Sabina a contravvenire ai suoi ordini e a prendere il telefono per chiamare l’ambulanza, contro la volontà dell’amica. Quando è arrivata al pronto soccorso i medici, rendendosi conto della gravità della situazione, le hanno subito assegnato il codice rosso. «Mi ha salvato la vita», dice tra il serio e il faceto Simona. Già, amiche per la pelle.

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