Sincero e nevrotico, Haber si racconta

Uscirà il 30 settembre “Volevo essere Marlon Brando”, autobiografia dell’attore
ROMA. L’infanzia scanzonata a Tel Aviv, il rientro in Italia, la scoperta di una passione smodata per la recitazione e il desiderio di approdare a Hollywood. Alessandro Haber si racconta, per la prima volta, in “Volevo essere Marlon Brando (Ma soprattutto Gigi Baggini)”, un’autobiografia schietta, sincera e fuori dagli schemi, scritta con il regista e montatore Mirko Capozzoli, in libreria dal 30 settembre per Baldini+Castoldi (pagine 436, euro 19.00).
Libero, creativo, nevrotico, appassionato, straripante, in queste pagine Haber fa ridere e commuovere. Descrive nei particolari e senza peli sulla lingua una carriera lunga più di cinquanta anni, tra cinema, teatro, spettacoli e persino musica. Racconta le partite a carte con i suoi «maledetti amici», le avventure e le invidie, le prime a teatro, i provini andati bene e quelli andati male, la corsa a conoscere Orson Welles, incontrato per strada, e le partite a tennis con Nanni Moretti, le belle donne, le occasioni perse, il sesso e i tradimenti, e poi l’amore incondizionato per Celeste che, da sedici anni, lo «costringe» a interpretare ogni giorno il ruolo di padre. «”Sandrino cosa vuoi fare da grande?” “Da grande, mamma, voglio fare l'attore”. “Sì, vabbè, poi ti passa”. Diciamocela tutta, non mi è mai passata», spiega subiuto l’artista. Come sul palcoscenico in “Volevo essere Marlon Brando” il racconto segue un flusso a volte imprevedibile, accelerato che ci restituisce la vitalità istintiva di Haber.
