Solfrizzi e Minaccioni: amori e tradimenti a testa in giù

Il 29 gennaio al Comunale Atri i due attori in una commedia di Florian Zeller «I personaggi esprimono in scena i loro pensieri in contrasto con ciò che dicono»
ATRI. Un doppio linguaggio, un punto di vista diverso sulle cose, questa la forza della commedia “A testa in giù” in scena il 29 gennaio alle 21 al Teatro Comunale di Atri. Un testo raffinato e intelligente, scritto da Florian Zeller, che riesce a trasformare una storia banale, come quella di un uomo che lascia la propria moglie per una ragazza più giovane, in una storia in grado di scuotere le certezze, far porre interrogativi. Tra gli attori in scena Emilio Solfrizzi e Paola Minaccioni i quali hanno parlato dello spettacolo in questa intervista al Centro.
Perché il titolo A testa in giù?
«Il titolo originale è L'envers du decor», risponde Solfrizzi, «frase idiomatica francese, che indica “dietro le quinte”, “il rovescio della medaglia”, tradurlo così ci è piaciuto perché manifesta un punto di vista al contrario. È un testo che fa dire ai personaggi anche i pensieri, spesso il contrario delle cose che si dicono, il che crea ilarità, ma è anche angosciante».
Come descrivereste lo spettacolo?
«La forza», dice Solfrizzi, «è nella scrittura di Zeller, lui nonostante tocchi temi forse banali, lo fa con grande talento, innovando. In genere c’è il pensiero che interrompe, nel suo testo no. Lui mescola questi due livelli, il che crea un effetto esilarante, ma fa anche tanto riflettere».
«È uno spettacolo contemporaneo, raffinatissimo, cinico, grottesco, divertente, alterna vari stili, l’originalità sta nel mescolare i pensieri alle parole», aggiunge Minaccioni.
Una scelta che richiama alla mente gli “a parte” goldoniani?
«Si», dice Solfrizzi, «ma se in Goldoni l’attore usciva di scena per parlare, a parte, al pubblico, in questo caso il pensiero è nell’azione. Zeller fa in modo che gli attori si sorprendano del loro pensiero, mettendosi in discussione».
«Questa scelta è molto interessante», dice Minaccioni, «il teatro per me deve avere una funzione catartica, anche nel comico è importante far emergere la parte buia di ciascuno di noi».
Come ha reagito il pubblico?
«Con entusiasmo, il che ci ha confermato di aver fatto le scelte giuste», risponde Solfrizzi. «Abbiamo mantenuto i nomi in francese, le atmosfere sono originali. Non abbiamo tradito il testo. Sentiamo ridere di cose diverse le donne e gli uomini, tutti si immedesimano».
«Ride molto, ogni pubblico ha le sue pause, è divertente vedere come dello stesso testo si reagisca in maniera diversa nelle varie città», dice Minaccioni.
Cosa amate dei vostri personaggi?
«Mi piacciono le persone che si mettono in discussione, io interpreto Daniel che sta con sua moglie da 20 anni e la ama molto», risponde Solfrizzi. «Quando il suo amico lo porterà a fare delle riflessioni capirà che non esistono certezze».
«Interpreto Isabelle, di lei mi ha attratto la sua forza», dice Minaccioni. «Pur vivendo una storia solida sa che potrebbe essere tradita, decide di portare la situazione a suo vantaggio».
Che rapporto avete con il regista e gli altri attori?
«Dix», dice Solfrizzi, «è un attore straordinario oltre che un ottimo regista, cercavamo l’occasione di lavorare insieme e con il produttore Roberto Toni, siamo andati in Francia a cercare questo spettacolo, poi abbiamo coinvolto lui, quindi Paola e Viviana Altieri e Bruno Armando. Siamo una bella squadra. Viviana è bravissima, non solo bella. Perfetta per sfatare il luogo comune che si perde la testa per un'oca. Si perde la testa per una intelligenza».
«Con il regista», risponde Minaccioni, «il rapporto è ottimo, ha ascoltato molte nostre intuizioni. Emilio è una macchina da guerra, Viviana e Armando sono grandi professionisti. Lei è il sole della compagnia».
Che idea avete del teatro in Italia di questi tempi?
«Non si può dire sia florido, ma la sensazione è che sia vivo», dice Solfrizzi. «Gli abbonamenti sono in aumento».
Avrebbe bisogno di più fondi», replica Minaccioni. «Si dovrebbe investire di più in spettacoli sperimentali».
Che rapporto avete con l’Abruzzo e con Atri?
«L’Abruzzo lo frequento grazie al teatro è una regione meravigliosa, ad Atri ci sarà il mio battesimo», risponde Solfrizzi.
«Per anni», dice Minaccioni, «sono venuta a Civitella Alfedena per un festival, montagne meravigliose, le amo d’estate. Ma anche il mare abruzzese è stupendo. Ad Atri non sono mai stata, sono curiosa».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

