«Sono schizoide e me ne vanto»
Caparezza stasera in concerto a Rivisondoli: le mie vacanze da piccolo a Silvi
di Annalisa Civitareale
Museica: un po’ musica, un po’ museo. Strana sincrasi linguistica e azzeccatissimo gioco musicale firmato da Caparezza, cantautore pugliese con (l’ottimo) vizio del rap.
All’anagrafe Michele, come Santoro, Salvemini, come Gaetano, per dirla con "Troppo politico”, uno dei brani dell’ultimo disco, con il quale è in tournée. “Museica Tour II- The Exhibition”, stasera, arriva a Rivisondoli (concerto gratuito in piazzale Michelangelo alle 21).
Michele, testa piena di idee, otre che di ricci, ha parlato di musica e di questo nostro tempo tutt’apparenza, con il Centro, in questa intervista.
“Museica” è un album "denso”, in cui trovano posto Magritte, Van Gogh e Modigliani accanto a Dante. Come nasce?
«Dall’esigenza di fare qualcosa di propositivo in un periodo in cui si tende esclusivamente a distruggere. E la costruzione qui prende la forma della creatività artistica».
È un appassionato d’arte?
«No! Ma sono una persona curiosa. In questo percorso che mi ha portato a “Museica” sono partito, se non da zero, quasi, ma me ne sono appassionato».
C’è un artista che le piace in particolare?
«Ho capito è che non amo la riproduzione fedele della realtà, ma sono molto più incline a comprendere e ad amare tutto ciò che è “schizoide”, provocatorio. Alla maestria prediligo la personalità. Mi piace di più una cosa fatta male, ma con personalità. È il motivo per cui non amo tanto gli assoli, che di solito sono fatti per dimostrare quanto si è bravi. Però gli assoli di Kurt Cobain mi piacevano».
“Museica” è anche la sua prima volta da produttore artistico. Come è andata?
«Ho fatto un po’ sempre il produttore di me stesso, però mi sono sempre affiancato ad altre figure, in particolare a Carlo Rossi. Ho deciso di andare avanti da solo, assumendomi il rischio di un disco abbastanza complesso, che mi ha reso più sicuro. E' probabile che in futuro possa fare il produttore».
E’ un disco complesso?
«Il disco non è complesso in sé, ma perché intorno c’è una semplificazione pazzesca. Questo disco, negli anni Settanta, sarebbe stato facilissimo, però il tessuto culturale di quegli anni era molto più sviluppato. Oggi chi accenna a un qualsiasi personaggio della letteratura passa per Schopenhauer, ma non per merito mio, per demerito altrui».
A proposito di letteratura, molto cliccato su youtube è il video del brano “Argenti Vive” ispirato al dantesco Filippo Argenti. Cosa rappresenta?
«È una sorta di resa al nostro tempo, perché la violenza è la sovrana di questo mondo materiale. Pino D’Aprile scrive che la moneta corrente è la violenza. Aggiungerei che è lo è stata anche in passato. E, siccome questa cosa mi disturba, ho cercato di analizzarla anche attraverso la figura del violento Argenti, che però smaschera anche una forma di violenza dell'uomo Dante».
C’è una sua canzone a cui si sente più legato?
«Ce n’è una in cui credo di essermi spinto oltre il tracciato solito nel parlare di me ed è “Fai da tela”, un pezzo dove c’è gran parte della mia ombra».
E cosa c’è nella sua ombra? «Molta inquietudine. Sono una persona che soffre molto di sensi di colpa. Mi capita molto spesso di farmi il sangue amaro. Racconto un po’ questo. Dico: “Inutile sforzarsi di dimostrare ciò che si è, per gli altri sarai sempre quello che vogliono, quindi lasciati dipingere”».
Ha un ricordo personale dell’Abruzzo?
«Da bambino ci ho passato un po’ di vacanze con i miei a Silvi Marina. Ricordi piacevoli di infanzia».
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