Staino: la satira denuncia l’ipocrisia ...e Renzi si arrabbia

21 Novembre 2014

Il fumettista porta a Pescara la mostra “Sacrosante risate”. «Il demonio è il denaro»

di Federica D’Amato

PESCARA

Si fa chiamare “Sergio” perché “signor Staino” non gli piace, o se proprio si deve, “maestro”, ma solo perché di anni ne ha vissuti tanti, e tutti spesi a difendere la libertà di pensiero, sua e degli altri. Esordisce all’insegna dell’informalità Sergio Staino, mercoledì a Pescara per inaugurare la mostra di vignette satiriche “Sacrosante risate”, organizzata dall’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti (Uaar), e visibile nei locali del Circolo Aternino, in corso Manthonè, fino a domenica 23 novembre. Lo storico fumettista dell’Unità e oggi de l’Espresso è stato uno dei primi sostenitori del progetto artistico, sorta di collettivo che, grazie al contributo dei nomi più noti dell’umorismo e della satira italiana – tra gli altri Altan, Giorgio Franzaroli, Roberto Mangosi e Vauro – ha inteso ribadire il“sacrosanto”diritto all’autonomia di pensiero da qualsiasi dogmatismo religioso, sotto la salutare egida del buonumore. Ed è all’insegna del buonumore e della schiettezza che Staino, nell’intervista che segue, parla degli argomenti più scottanti dell’attuale situazione politica e culturale italiana.

“Sacrosante risate”, mostra che ha sostenuto con convinzione e che racconta molto della sua esperienza, politica e professionale.

«Credo che l’elemento fondamentale che mi ha spinto a dire di sì a questo progetto e ad accompagnarlo in giro per l’Italia sia stato l’aver vissuto, sin da piccolo, una particolare atmosfera legata al Partito comunista. Il vivere in Toscana – a Firenze, con tutte le case del popolo, i circoli e le strutture dedicate alla causa – mi ha fatto assimilare l’aspetto pedagogico legato alla sinistra e al Pci in particolare. Pur avendo preso parte a estremismi, mi sono salvato dall’agire terroristico proprio grazie a questa base sociale e umana di natura popolare, che negli anni ha resistito e che a tutt’oggi mi porta a sostenere idee sane. Sono sempre stato convinto che se uno è profondamente cristiano non può volere e operare la censura. A Firenze ho avuto la fortuna di conoscere molti preti comunisti.»

Il Vaticano resta quindi sede di dogmatismo e conformismo, ma in tal senso, a sinistra come siamo messi?

«Siamo messi molto male, ammesso che si riesca anche a trovarla una sinistra per analizzarla… Ma quelli che sono stati gli ideali della sinistra, poi incarnati storicamente in partiti, permangano inviolati. Personalmente la mia attività satirica, anche dalle colonne dell’Unità, l’ho sempre vissuta come resistenza attiva, scongiurando ogni protezionismo nei confronti della realtà. Come riformista e comunista mi sono sempre sentito molto libertario, come satirico ho cercato di denunciare l’ipocrisia. In fondo cos’è che fa ridere della satira? Fa ridere quando prendi un pezzetto di realtà così come si è presentata e la capovolgi mostrando la falsità che contiene. Mi sembra che negli ultimi tempi, anche il governo attuale, lo stesso Renzi, abbiano preso una posizione rigida nei confronti della satira. Un partito laico deve essere contento della critica; certo un partito così perfetto non lo si è mai avuto, però, tirando le somme, quelli di sinistra sono sicuramente i meno peggio».

Quindi la sinistra non ha fallito?

«Credo che il concetto di fallimento totale non esista. Forse sono io troppo ottimista – in questo confesso di essere renziano, ma soltanto in questo! – ma credo che alcune conquiste importanti, anche a scapito di tragedie e sacrifici, siano state fatte. Quelli che entrano continuamente in crisi sono gli strumenti per attuare i progressi, ed è proprio su quelli che bisogna allenarsi. Il nostro partito è in crisi perché abbiamo aderito al capovolgimento dei valori, mettendo il denaro come valore principale per ogni nostra azione. Quando Papa Francesco dice che il denaro è il demonio, io sono d’accordo con lui, almeno nell’allegoria».

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