Storia di Hana, diventata uomo per essere libera

13 Febbraio 2015

“Vergine giurata”, del regista Bispuri con Alba Rohrwacher, unico film italiano in concorso alla Berlinale

BERLINO. Identità negata, libertà, modernità e ovviamente la differenza tra sessi. Questi i temi sollevati da Alba Rohrwacher e Laura Bispuri, rispettivamente protagonista e regista di Vergine giurata, unico film italiano in corsa in questa 65ª edizione del Festival di Berlino che si chiude domani.

Un film, in sala a marzo con l'istituto Luce, denso e difficile che racconta il destino di Hana, una ragazza che sceglie di farsi uomo e restare vergine pur di avere la libertà nelle regioni più retrive dell'Albania. «Hana è una creatura a metà. E questo in un film che racconta la ricerca di un'identità negata. Così per diventare un capo famiglia, per avere la sua libertà e anche per una certa ingenuità, sceglie di farsi vergine giurata».

E la Rohrwacher ha davvero incontrato vergini giurate, ovvero donne che rinunciano alla loro sessualità e si vestono da uomo acquisendo così tutti i loro privilegi: «Sono sempre di meno, tra le cinquanta e le ottanta. Quello che mi e rimasto impresso di loro sono stati i loro sguardi, la curiosità che avevano queste donne-uomo verso noi». In questo, film spiega ancora l'attrice, «ho cercato di fare un lavoro su cose molto piccole per trovare una verità che fosse la nostra. E tutto per rendere credibili una creatura a metà tra donna e uomo». «Quando la regista Laura Bispuri mi ha proposto tre anni e mezzo fa questa storia interessante ho letto il bellissimo romanzo di Elvira Dones (Feltrinelli), ma ho anche avuto paura di questa impresa ambiziosa. Una paura che ho superato solo grazie alla fiducia che mi ha attribuito la regista. Dovevo interpretare un personaggio lontano dalla mia cultura e per giunta in una lingua totalmente diversa» aggiunge l'interprete di Hana.

Sul fatto che interpreta, sempre più spesso, personaggi cupi e complicati dice la Rohrwacher un po’ piccata:«Li faccio perché ho scelto di farli. Per un attore i personaggi complessi sono un'opportunità. Comunque non è vero, mi piace fare personaggi diversi, mi piace la varietà».

Anche per Laura Bispuri Vergine giurata «è un film sull'identità,sulla libertà, ma anche su un percorso femminile da una parte arcaico e dall'altra molto moderno, contemporaneo. È chiaro che in lei c'è una certa ambiguità, la voglia di trovare una identità per lei che una ragazzina ribelle». Forse, aggiunge la regista pluripremiata al suo primo lungometraggio, «Hana, diventando “vergine giurata”, trova il suo centro nella terra in cui è nata e anche un atto di riconoscenza per la famiglia che l'ha accolta». Il significato del film? «Mi piacerebbe che chi lo vede, spero ovviamente più persone possibili, facciano una riflessione sulla libertà di riuscire ad essere se stessi, di fare un viaggio interiore in questa persona complessa che lentamente sta cambiando».