Strozzieri, 80 anni di arte e coraggio

18 Ottobre 2023

La festa del critico e artista abruzzese: il destino mi ha costretto a reinventarmi

PESCARA. «Comunque una bella esistenza, la mia. Ad un certo punto il destino mi ha anche costretto a reinventarla, ma sono stato capace di non cadere nella spirale della depressione». Leo Strozzieri, artista e critico d’arte abruzzese, compie oggi 80 anni e appare più che mai proiettato verso il futuro.
Originario di Controguerra e preciso punto di riferimento per tanti artisti abruzzesi, ha fondato importanti realtà museali, tra cui la Pinacoteca di Prata d’Ansidonia e il Museo Abruzzese di Arti Grafiche, curando al tempo stesso un gran numero di rassegne nazionali come la Biennale d’Arte Sacra di Pescara della quale è stato tra i fondatori. «Ho vissuto per diversi anni a Roma, in un ambiente fantastico, ma l’Abruzzo è sempre rimasto un punto di riferimento assoluto».
Noto soprattutto per l’attività di critico e storico dell’arte, Strozzieri si è poi affermato anche come artista, producendo numerose opere di carattere grafico e ceramiche a freddo. E sono in parecchi a ricordare ancora il successo della mostra “Nutrimento”, allestita negli eleganti spazi espositivi dell’Aurum. «Un momento denso di significati poiché, in seguito a un ictus, avevo perso l’uso della parte sinistra del corpo. Fui costretto a limitare l’attività di critico, che richiede continui spostamenti, e qualche tempo dopo, a causa di un sarcoma, si rese necessaria l’amputazione di una gamba. Sedia a rotelle e momenti terribili, ma non volevo arrendermi, non potevo. A malapena sapevo tenere in mano una matita ma, sfruttando anche le mie esperienze, iniziai a produrre, appunto, lavori grafici e ceramici. Dormo poco e, all’alba, sono già al lavoro». Al lavoro nella sua casa-studio affacciata sul porto canale di Pescara, tappezzata da quadri e da una infinità di cataloghi puntualmente in grado di dare il via libera a tanti ricordi. «Su tutti, proprio quelli del periodo vissuto a Roma. Erano gli anni Sessanta, quelli della Pop Art di Mario Schifano e delle passeggiate a Piazza del Popolo dove si davano appuntamento artisti e attori. Poi l’ambiente di via Margutta, le cene in compagnia dello scultore Umberto Mastroianni e la grande amicizia con artisti come Pericle Fazzini e Remo Brindisi, figlio di un bravo ebanista di Penne, che si considerava abruzzese a tutti gli effetti. Collaboravo con diverse riviste tra le quali una diretta da Carlo Bo e intanto studiavo per poi laurearmi in filosofia. Anni indimenticabili». Sul tavolo il volume “Panismo a quattro mani”, recentemente curato dalla figlia Chiara, anche lei apprezzata critico d’arte, che ha documentato le opere eseguite durante la pandemia, sul tema dell’ecologia e del rispetto per la natura, dal padre e dall’artista friulana Giovanna Carbone. «Un’artista che propone paesaggi di grande lirismo e spiritualità. E allora, memore della lezione del pittore bulgaro Christo, che impacchettava i monumenti per salvaguardarli dall’usura del tempo, ho inteso creare attorno ad autentici idilli iconici una struttura grafica protettiva di forte connotazione cromatica e altamente dinamica secondo i dettami del Futurismo, movimento d’avanguardia che ho a più riprese studiato». Panismo dannunziano, dunque, sentimento di comunione gioiosa dell’uomo con la natura e, a proteggere le opere dell’artista friulana, il bunker grafico di Leo Strozzieri nel segno di una visione positiva della vita accompagnata da una precisa convinzione: «Amore, arte e amicizia possono salvarti dal nulla, specie nei momenti più difficili».