Sul Colle dello Spino dalla Val Serviera

Fra camosci e pini neri nella parte più selvatica della Maiella
La Val Serviera alla Majella è un gioiello grezzo incastonato tra vette altissime, grotte, colli e acqua. È un abisso verde inestricabile, misterioso e affascinante: si può osservare da varie angolazioni per carpirne il lato più selvaggio, dove i pini neri millenari con i camosci a riposo nelle grotte si mescolano a fiori rari e profumi di selvatico.
Con l’escursione di oggi andiamo ad osservarla dal Colle dello Spino il cui nome richiama chiaramente la natura spinosa della vegetazione.
Per raggiungerlo dobbiamo partire dalla località Capo le Macchie di Fara San Martino e dirigerci con il sentiero G6 a Colle Bandiera (1190m). Questo colle, come altri luoghi alla Majella, è un crocevia di sentieri e vi transiteremo spesso. Dalla Cima Bandiera si vedono il mare e le isole Tremiti, in direzione opposta la Majella bella, con le sue grotte, i pini mughi e l’acqua. E proprio su un antico sentiero dell’acqua ce ne andiamo, scendendo leggermente verso grotte pastorali, fino al Colle dello Spino, per ricongiungerci poi al sentiero G6 e chiudere l’anello.
Il sentiero che si dovrà percorrere da Colle Bandiera è evidente inizialmente, ma bisogna prestare attenzione ai rari segni e omini di pietra (si consiglia di contattare il Cai di Fara San Martino). Il cammino, inizialmente in leggera discesa - direzione sud-ovest-, costeggia numerose grotte pastorali e tra arbusti e faggi si sale dolcemente superando suggestivi gradini scavati nella roccia e ripidi pendii. La sensazione che si appiccica addosso è quella di trovarsi in un luogo senza tempo, dove convivono arbusti, erba alta, rocce vertiginose e al tempo stesso profumi noti che inebriano: resine, fiori, erba, acqua pura, camosci, farfalle. Una natura incontaminata che a percorrerla esige rispetto e silenzio. Dopo circa due ore (5km) si è sul Colle dello Spino (1300m), che non è il punto più alto dell’escursione, ma il primo terrazzo naturale sulla Val Serviera. Sporgendosi si possono ammirare antichi pini neri e camosci che saltellano ovunque. Di fronte la cima della Stretta, sentinella del Vallone dello Spirito, e più in là il lunghissimo crinale che porta alla cima dell’Altare: un sogno dei più belli.
Con un ultimo sforzo raggiungiamo la quota di 1360m, l’ultimo vertiginoso terrazzo, dove nessuna foto può rendere la pace e la meraviglia che l’animo percepisce profumandosi di quella perfetta natura selvaggia. Oltre all’abisso verdissimo sotto i nostri piedi, seguendo il fondo valle si arriva su, fino alla mugheta della fascia di vegetazione più alta, fino al cielo azzurro d’Abruzzo.
Si raggiunge il sentiero G6, che ci riporta su luoghi già noti salendo ancora fino a circa 1600m per poi ridiscendere tra i merletti delle Macirenelle e ancora grotte pastorali (4 ore circa dalla partenza). A farci compagnia, come nelle fiabe più belle, decine di camosci curiosi e i fiori colorati delle nostre montagne. Nell’anfiteatro grandioso delle Macirenelle, una sosta è d’obbligo, non solo per ammirare il panorama lunghissimo verso sud, ma anche per guardare dentro ogni grotta la vita dei pastori di una volta, con legna, fuoco, formaggi e notti stellate.
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