Sul Monte Amaro per la Rava del Ferro

20 Aprile 2018

Saliamo lungo un sentiero che in tre ore porta a quota 2.793

Perché sulle vette più alte si torna e si ritorna ancora? «Chi più in alto sale, più lontano vede. Chi più lontano vede, più a lungo sogna», diceva l’indimenticabile Walter Bonatti. Delle vette più alte subiamo il fascino: della salita, della fatica, dell’essere su a toccare il cielo, a giocare con le nubi, a guardare l’infinito.
Così, anche se siamo già stati sul Monte Amaro della Majella, ci torniamo per una via ripida ed emozionante, come i sentimenti che temiamo e inseguiamo, come i sogni da cui ci svegliamo troppo presto, come quei sapori che cerchiamo ovunque. Per la Rava del Ferro (sentiero B5): un canale che in tre ore ci porta a 2793m, presso quello che originariamente era il “monte malo” - nome che descrive l’asperità del luogo-, mentre il termine “Rava” si riferisce a ripidi canali rocciosi e il “ferro” alla successione geologica stratigrafica caratterizzata da bauxite e noduli ferrosi.
Per giungere all’inizio del sentiero B5 della rava, da S. Eufemia a Majella sulla S.S. 487 in direzione di Passo San Leonardo si arriva fino all’incrocio per la località Lama Bianca e si percorre la strada asfaltata fino alla fine. Inizialmente il sentiero sale con alcuni tornanti nella faggeta e appena fuori dal bosco, devia a sinistra dove si arriva all’attacco del canalone e il progredire si fa più faticoso. L’ambiente è inebriante, si è infatti al centro di imponenti balze di roccia verticali, quasi surreali, dalle quali si affacciano i camosci fischiettando.
Ad ogni curva del sentiero sembra che si scorga il punto di arrivo che invece è invisibile fino alla fine. Tra i sassi fanno capolino fiori ed erbe rare tra cui la bianca e delicata Peverina di Thomas (Cerastium thomasii), frammista a fossili dalle forme bizzarre che quasi è un peccato pestare. La vegetazione bassa, le rocce alte e il cielo azzurro ci accompagnano fino ad una valletta più pianeggiante che si percorre per intero, fino ad incrociare un sentiero che sale di traverso sulla destra: ancora sassi che scintillano sotto il sole del mattino. Voltandosi ci si affaccia sul canalone appena percorso e sulla valle sovrastante che appare come un immenso terrazzo sul Monte Morrone. La salita non dà tregua ed ora, alle nostre spalle, compare il Monte Pescofalcone, il guardiano del Monte Amaro, e ci godiamo una passeggiata unica e affascinante sullo splendido e vasto pianoro d’alta quota (2600m circa).
Qui il sentiero B5 incrocia il Sentiero del Parco, contraddistinto dalla lettera “P” e siamo di nuovo sulla luna, anzi su un sentiero interplanetario che ci permette di vedere dopo un po’ la nostra navicella spaziale, il rosso bivacco Pelino a quota 2793m. Ci siamo quasi, inizia la marcia finale che si fa volando tra le vette più belle: l’Acquaviva, le Murelle, il Rotondo, il Sant’Angelo. Si vorrebbe raggiungere tutto, ma nel frattempo siamo giunti alla croce del Monte Amaro. Ci sediamo. Respiriamo profondamente. E iniziamo a contare le montagne, i colli, le pianure, le valli, i paesi, gli altopiani, i mari e i fiumi di questo mondo fantastico che è l’Abruzzo, al centro dell’Italia più bella. Ora alziamo gli occhi verso il cielo: tra noi e l’azzurro solo le ali dispiegate di un’aquila reale.
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