«Sul palco mi emoziono da 50 anni»

Massimo Ranieri canta a Pescara: «Sono un uomo fortunato, il pubblico con me si diverte»
PESCARA. Cantante, attore, conduttore, regista teatrale, showman. L’istrionico Massimo Ranieri torna a Pescara, in occasione della Festa di Sant’Andrea. L’appuntamento con lo spettacolo “Sogno e son desto 400 volte” è fissato a lunedì, 30 luglio, all’Arena del Mare, a partire dalle ore 21,30.
In scena, come ha annunciato l’artista, ci sarà un «Massimo Ranieri al cento per cento», che offrirà al suo pubblico il meglio del suo repertorio. Uno spettacolo che, dopo 400 repliche in tutta Italia, si rinnova e si conferma. Ad accompagnarlo, un’orchestra formata da Max Rosati, Flavio Mazzocchi, Pierpaolo Ranieri, Luca Trolli, Donato Sensini, Stefano Indino. Organizzazione: Comune di Pescara, Assessorato al Turismo e ai Grandi Eventi, Associazione Armatori di Pescara, Produzioni Massimo Di Francesco (posto in piedi gratuito, posto a sedere numerato 25 euro, biglietti disponibili su circuiti TicketOne e CiaoTickets).
Uno show da record. Dopo 400 repliche in tutta Italia, torna lo spettacolo ideato e scritto da lei e Gualtiero Peirce. Con quali novità?
«Quello sul palco sarà un Ranieri a tutto tondo, un Ranieri Ranieri. Fino a due, tre anni fa, avevo inserito in repertorio alcuni cantautori che amavo e che amo, come Tenco, Endrigo, De Gregori, ma il pubblico voleva ascoltare le mie canzoni.
Ho recuperato canzoni che non cantavo da tempo, che mi richiedevano. I punti di forza sono senz’altro “Rose rosse”, “Perdere l’amore”, “Vent’anni”, “Se bruciasse la città”, “Erba di casa mia”, canzoni che mi hanno dato la popolarità, di cui non potrei fare a meno. Ci saranno, ovviamente, le macchiette, che divertono il pubblico e che io faccio sempre volentieri. Non mancherà un omaggio al mio superbo e immenso maestro Charles Aznavour».
I suoi spettacoli regalano tantissime emozioni al pubblico. Lei si emoziona ancora prima di entrare in scena?
«Per me è sempre come se fosse la prima volta ed è giusto che sia così. Nel momento in cui dovessi sentire che è già la seconda, chiuderei i battenti e farei un altro mestiere.
Il pathos che si instaura tra te e il pubblico è straordinario, tutto sta a rompere quella parete. Quando entri sul palco devi spogliarti di tutto. Mi diverte sapere che il pubblico si diverte con me, questa è la più grande soddisfazione».
Parlando ancora di emozioni, qual è stato il momento più emozionante della sua lunga carriera?
«Mi reputo una persona molto fortunata. Indubbiamente il momento più emozionante è stato quando mi sono ritrovato in sala Charles Aznavour, all’Olympia di Parigi.
Il mio maestro in sala... roba da far tremare i polsi. Un cazzotto nel cuore: mi stava ascoltando il più grande chansonnier di tutti i tempi».
In passato si scrivevano canzoni che sopravvivevano decenni, e ancora sono vivissime. Oggi ce ne sono tante che durano il tempo di un’estate. Cosa manca rispetto a prima?
«Una volta si scrivevano canzoni. Oggi fanno musica, ma sicuramente non è all’altezza della canzone. La musica oggi si fa al computer, è fredda, prima si scriveva sul pentagramma. Oggi bastano un volto e un tatuaggio per fare musica. Di canzoni ce ne sono veramente poche».
Che cosa porta dentro di sé della sua Napoli?
«Tutto. Da Salvatore Di Giacomo a Totò, da Salvator Rosa alla sirena Partenope. Impossibile lasciare qualcosa fuori».
Com’è il suo rapporto con il pubblico? E con l’Abruzzo, regione che la ama molto?
«Un rapporto simbiotico. Lo dimostra il fatto che sono 50 anni che mi segue, ringraziando il Padre Eterno “con la faccia per terra”, come diciamo a Napoli. Tutte le sere è un sold out, o quasi. Questo è un fatto clamoroso oggi come oggi, vista la crisi che c’è. Mi reputo davvero un privilegiato.
Per quanto riguarda l’Abruzzo, mi sento come un “cugino” di questa regione e di un pubblico che mi ama e che sa che anche io lo amo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
