Tapioco o Antani? Alla Tognazza Amata i vini di “Amici miei”

16 Aprile 2016

Seravezza rende omaggio al grande Ugo e premia il figlio Gian Marco che guida con successo l’azienda di famiglia

TERESA GIANNONI. Quando ne parla lo chiama Ugo, non "mio padre". Ugo, quasi per richiamarlo a sé con affetto, per annullare la distanza, cancellare il tempo, da quando il popolarissimo attore Ugo Tognazzi morì improvvisamente nel 1990, a 68 anni. Oggi suo figlio Gian Marco porta avanti quella che fu la filosofia di vita del grande Ugo: la passione per il mestiere di attore, ma anche per il buon mangiare e per il buon bere. Ed ecco che i Tognazzi saranno protagonisti questo fine settimana a Seravezza (Lucca) in occasione di Enolia, la manifestazione dedicata all'olio d'oliva e ai prodotti tipici, che rende omaggio a suo padre ma che premia anche il figlio per i vini che produce nella tenuta di Velletri fondata dal padre 50 anni fa. Durante la manifestazione all'interno del Villaggio del Vino si potranno degustare i vini della tenuta La Tognazza Amata.

Una commistione strettissima tra arte dell'attore e arte enogastronomica anche nella vita di Gian Marco, che ha appena ottenuto un grosso successo personale per la sua interpretazione nella fiction tv dedicata alla figura di Luisa Spagnoli. I vini che presenterà a Enolia sono i cavalli di battaglia della tenuta e si chiamano con tre nomi - i due rossi "Antani" e "Come se fosse" e il bianco "Tapioco" - ricavati dalla celebre supercazzola messa in atto dal Conte Mascetti interpretato dal padre Ugo in "Amici Miei" di Monicelli.

Perché ha scelto proprio questi nomi per i suoi vini?

«Non si può spiegare la "supercazzola", è per definizione un nonsenso . Ho scelto tre parole che il Conte Mascetti pronunciava quando partiva con la supercazzola per rendere omaggio a mio padre e al suo senso della convivialità. La supercazzola fu inventata durante le cene che si facevano nella tenuta di Velletri, con Monicelli, Leo Benvenuti, Piero De Bernardi all'epoca in cui scrivevano il film. Le battute sono nate così, bevendo e mangiando fino alle 4 di mattina. Il tasso alcolico di quelle nottate li ha aiutati ad inventare. Ora io faccio il vino molto seriamente ma con il sorriso sulle labbra: ecco il perché di quei tre nomi».

Il vino di suo padre era diverso da quello che fa ora lei...

«Certo. Il vino di mio padre era grezzo, non aveva le caratteristiche che ha il vino oggi quando vuole immettersi sul mercato. Lui ne era orgoglioso perché era il vino di casa e si affidava al fattore che era veneto e molto bravo. I tre vini che hanno preso il nome dalla supercazzola rappresentano la nostra linea di partenza, ma a breve usciremo con altri due vini di fascia superiore. In pochi anni siamo arrivati a produrre 70mila bottiglie. In azienda ormai lavorano otto persone più altri sei tecnici».

Lei dunque segue il vino in tutte le fasi, dalla vigna in poi.

«Certamente, ho imparato da mio padre. Lui aveva scelto di vivere nelle tenuta di Velletri perché voleva disporre di tutto il necessario per i suoi "mangiarini" come li chiamava lui. Seguiva personalmente la vendemmia e la vinificazione. Io come mia sorella Maria Sole ho vissuto alla Tognazza fino alla maturità, poi sono andato via come fanno tutti i ragazzi che vivono in campagna e ad un certo punto sono attratti dalla grande metropoli. Ma presto la vita di città è diventata abitudinaria e sono tornato, attratto come lo fu mio padre, dalla terra. Ho preso in mano la tenuta e non ho fatto altro che applicare la sua filosofia. Lui è stato un anticipatore, un alfiere del chilometro zero già negli anni Sessanta. Alla Tognazza si tengono retrospettive, incontri, corsi di potatura degli olivi, spettacoli di teatro gourmet ...».

Ma non è che anche Gian Marco diventerà come Ugo, un gourmet solo prestato al cinema?

«No, mi divido tra le due cose, mi appassionano tutte e due. Ora mi vedrete in un nuovo film accanto a Fortunato Cerlino, l'attore di Gomorra. Si intitola "Il ministro", una commedia noir diretta da Giorgio Amato ».

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