Teatro e autori ricordano Laudomia Bonanni

A venti anni dalla scomparsa della scrittrice aquilana, oggi l’omaggio voluto da Giustizieri con poetesse e attori di Teatrabile
L’AQUILA. A vent’anni dalla sua scomparsa, la figura della scrittrice aquilana Laudomia Bonanni (L’Aquila 8 dicembre 1907-Roma 21 febbraio 2002) e i suoi scritti saranno celebrati oggi alle ore 18 nel Teatro-studio di via Ficara-Piazza d’Arti della sua città, con l’iniziativa “Per Laudomia”.
Una manifestazione che nasce grazie all’impegno costante, negli anni, di Gianfranco Giustizieri, studioso della cultura letteraria italiana, autore di varie pubblicazioni riguardanti il patrimonio letterario abruzzese con particolare attenzione alla riscoperta di quella che considera (non da solo) una delle più importanti rappresentanti della letteratura del Novecento (suo il saggio “Antologia sommersa di Laudomia Bonanni”, pubblicato da Carabba nel 2018).
L’iniziativa è realizzata in collaborazione con la compagnia Teatrabile dell’Aquila e prevede il contributo critico-teorico di studiose come Liliana Biondi e Anna Maria Giancarli. Fra un intervento e l’altro, gli artisti di Teatrabile daranno voce e vita a frammenti degli scritti dell’autriceaquilana. Fra loro: Anna Maria Aliberti, Alessandra Tarquini, Rita Biamonti, Diletta De Santis, Vittorio Cortellessa, Fabrizio Villacroce. «Nella storica casa di via Garibaldi 75, Laudomia percorse la sua fanciullezza e parte della vita professionale e di scrittrice, facendo di quella casa lo scrigno di molte sue opere», racconta Giustizieri. «Una volta in pensione dall’insegnamento si trasferì a Roma nel 1969 per essere più vicina a quel mondo letterario che sentiva suo. E in un’altra mitica casa, via Romagnoli 12, nacquero altre opere che decretarono il suo inserimento tra le maggiori scrittrici del Novecento letterario italiano. 17 libri di cui 5 dedicati all’infanzia e uno postumo, altri due manoscritti inediti, nuove edizioni, oltre 1.230 scritti sui maggiori quotidiani italiani e stranieri e sulle riviste più prestigiose, traduzioni in Francia, Spagna e Stati Uniti, numerosissimi premi acquisiti: ed è solo un flash sul suo percorso letterario», racconta lo studioso. E prosegue: «Poi la morte. In due lontani elzeviri aveva scritto: “Vorrei chiedere al sindaco della mia città un posticino in questa terra, possibilmente non lontano da un cipresso centenario che venga a toccarmi con le sue radici. Le mie sono sempre rimaste qui, è l’unico merito a cui mi appello. A me i loculi non piacciono, speriamo che se ne ricordi, quando sarà giunta la mia ora”. Richiesta ignorata, ora riposa in un loculo, ultima fila. Così sono trascorsi vent’anni, una targa al portone del suo vecchio ingresso, un Premio internazionale di poesia a lei intitolato (non scrisse mai un verso), luci fugaci di Natale per la strada con il suo nome e null’altro, mentre in un cassetto del Comune giace», sottolinea lo studioso, «il progetto di un Parco letterario che oggi viene riportato alla memoria. Solo l’iniziativa privata è sempre attiva con convegni, libri, tesi di laurea e altro ancora. Vedremo come sarà in futuro».
