Telefonata dall’America

28 Luglio 2015

Questo racconto è uno degli undici testi inediti che partecipano al Premio John Fante 2015. Quello che otterrà più condivisioni su Facebook, Twitter, Google plus, Linkedin e Pinteres alle 17 di lunedì 10 agosto sarà premiato nella X edizione del Festival letterario Il Dio di mio padre dedicato a John Fante che si terrà a Torricella Peligna dal 21 al 23 agosto 2015. Per votare questo testo clicca sui tasti di condivisione che trovi nella pagina

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Squilla nel primo pomeriggio la voce di nostalgia lontana.

Dimentica l’oceano, e il fuso orario.

Siamo abituati alla tristezza dei migranti, a quel sapore amaro del dollaro nella mano. Si appiccica all’odore della terra – quando è ricordata, tra bambini aggrappati a gambe ubriache di padri occupati nel cercare fortuna.

E la fortuna cos’è.

È una cifra difficile da dire nella fatica di non capire.

Una geografia sbandata di conti fatti a zeri diversi.

Scivolano le vite verso il loro finire, inciampano nei ricordi le date da dimenticare.   

La Madonna delle rose era di maggio, siamo a maggio e qui non si vedono madonne. Solo quelle che invochiamo, che preghiamo, rinneghiamo e bestemmiamo, alla prima infelicità ubriaca – sempre la stessa, di fermentato buono, arrivato in pacchi spediti dall’Abruzzo.

Ogni sorso schiude un umore e scioglie la lingua che, quando è mista, trova mille sfumature alla malinconia.

Lu sant’Antonie era d’inverno e c’era la neve, era gennaio a lu paes mé. Je so’ di Turicell e ting la Majell dentr’à l’ucch, je so’di Turicell e ting la ‘ncott sott a li pid.  

Certe immagini potrebbero essere in bianco e nero, ma hanno tutte le sfumature dei pastelli, i colori della malva.

Nuvole sul fuoco a bollire sapone sfuggito non si sa come al tempo stretto ad un cancello arrugginito, e da lontano si strofinano le donne e non cantano alla fonte grigia di pietra dentellata e fredda.

Un’ora sola – anche un minuto, di quando si cantava vola vola.

Qui è facile fare soldi – non siamo tutti muratori, ma disgraziati in tanti. Qui è facile perdersi.

Crescono fiori enormi e pompelmi grandi come meloni, il tempo è buono per invecchiare. Morirò qui, li tengono in ordine i cimiteri, non lascerò a nessuno questo pensiero.

E poi un altro di pensiero.

Quel figlio mio, disgraziato, dormiva nel lettone ed era un fiore. È crollato, è deperito, ride poco e gli trema un occhio quando guarda. Dovevo insegnarglielo a fare a meno di me.

Ci si saluta – tu come stai. No, non mi manca nulla.

Il resto va come va, da questa o da quella parte dell’oceano.

Solo dopo, molto dopo, arrivò il pianto.

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