Tempi interessanti per la Biennale d’arte

6 Maggio 2019

Dall’11 maggio a Venezia l’esposizione firmata da Ralph Rugoff che raccoglie 79 autori e 90 padiglioni nazionali

VENEZIA. Evoca l'idea di «tempi sfidanti e perfino minacciosi», detta con le parole del presidente della Biennale Paolo Baratta, quel «in interesting times», parte di un falso antico anatema cinese - «May you live in interesting times» - citato dai politici dagli anni ’’30 in poi, che Ralph Rugoff ha scelto come titolo della 58esima Esposizione internazionale d'arte. Mostra che aprirà l'11 maggio, dopo tre giorni di vernice (8-9-10), ai Giardini e all'Arsenale di Venezia.
Tempi «complessi», segnati dalla possibilità che tutto, anche l'informazione, diventi frammento, che una fake news, come l'antico anatema cinese, diventi realtà; tempi nei quali mostra, come quella messa in campo dalla Biennale che per sei mesi trasforma la città lagunare nel palcoscenico del contemporaneo nelle arti visive, vale la pena di esistere - come ha detto Baratta - «se intende condurci davanti all'arte e agli artisti come una decisiva sfida a tutte le inclinazioni alla sovra-semplificazione».
«Complessità» è la parola forte che Rugoff affida all'arte, alle opere realizzate dai 79 artisti invitati, per la prima volta tutti viventi (c'è una maggioranza femminile, tra le quali Lara Favaretto e Ludovica Carbotta). Un principio - la volontà di confrontarsi con il paradosso, le contraddizioni, il complesso - che pare esplicitarsi davanti al visitatore in alcuni «segni» dell'esposizione.
La mostra in realtà sarà “doppia”, con gli stessi artisti che presenteranno nel Padiglione Centrale alcuni lavori, e all'Arsenale altre opere di carattere diverso. L'altro segno è la coltre di fumo, parte di un'opera più articolata di Lara Favaretto, al Padiglione Centrale.
Tanti i giovani scelti da Rugoff, assieme a nomi più conosciuti, come Tomas Saraceno, Rosemarie Trockel, Danh Vo o George Condo, per citarne alcuni, assieme a Jimmie Durham, a cui andrà il Leone d'oro alla carriera. C'è attesa per leggere nelle opere - della mostra di Rugoff o nei 90 padiglioni nazionali, tra cui quattro nuovi, Algeria, Ghana, Madagascar e Pakistan - possibili richiami agli scenari della politica mondiale e ai temi sociali più scottanti: dalla violenza sulle donne (come nel padiglione Guatemala), allo sfruttamento delle minoranze ai migranti. Nei sei mesi dell'esposizione - fino al 24 novembre - ci sarà modo per i visitatori di approfondire ogni possibile aspetto anche grazie ai Meetings on art, che includono incontri con gli artisti, e un programma di performance. Ma tutta Venezia sarà punto d'incontro con l'arte. Non si contano, da oggi fino al 10 maggio, le inaugurazioni di mostre in programma in varie sedi: dal ricco calendario di appuntamenti messo in campo dalla Fondazione Musei Civici - su tutti la mostra a Ca’ Pesaro di Gorky - a Georg Baselitz alle Gallerie dell'Accademia, Burri alla Fondazione Cini, Biasi nella sede del Consiglio regionale Veneto, Kounellis alla Fondazione Prada. Solo esempi in un panorama di eventi che punteggeranno ogni luogo della città, dal palazzo sul Canal Grande ad un'ex panetteria.
Intanto spuntano qua e là come fari sculture gigantesche, come quella di Jean Fabre nel giardino di Palazzo Balbi Valier. All'isola di San Servolo è sbarcato il bivacco montano dedicato da Messner al fratello Ghunter, morto durante una spedizione: è al centro di un progetto di un artista altoatesino sul tema dell'inclusione.
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