Teramo, racconti e immagini del lockdown

Esce “Linea di confine”: in 85 foto e un documentario Marcocci dà voce alle persone alle prese con un periodo durissimo
TERAMO. Nel film le immagini della città, l’immobilità del paesaggio urbano vuoto di persone, il silenzio appena increspato dal tubare dei piccioni, dal garrire delle rondini, da qualche voce in lontananza, dai suoni di una tv attraverso una finestra aperta. Nel libro 85 fotografie a colori accompagnate da altrettante storie e riflessioni di teramane e teramani costretti in casa un anno fa, durante i mesi duri del rigido confinamento della prima ondata Covid.
Il nuovo lavoro del fotografo teramano Giampiero Marcocci “Linea di confine” è composto da un poetico documentario e un prezioso volume che racchiude vita vera, racconti in prima persona, esperienze e pensieri affidati a un diario collettivo. Frammenti da alcune delle testimonianze scritte sono riprese nel film dalla voce narrante dell’attore Marco Cassini, uno degli 85 del libro.
Il documentario, riprese di Marcocci montaggio di Barbara Faonio, è on demand sul web (https://vimeo.com/ondemand/lineadicon_ne) o in dvd, in vendita come il libro. “Linea di confine” è frutto di un anno di lavoro di Marcocci, classe 1971, fotografo premiato più volte e presente in numerose mostre collettve e personali.
Il progetto è stato finanziato attraverso una raccolta fondi sul web. «Un progetto per lasciare una traccia del drammatico periodo che ha colpito il mondo intero come anche la mia città», spiega l’autore. «Sentivo che bisognava fermare le sensazioni, emozioni, paure, riflessioni, dolori. Inoltre, questo lavoro mi ha salvato, mi ha tenuto impegnato. Un anno fa dopo tre giorni di lockdown ho avvertito la frustrazione di non poter uscire, allora mi sono procurato un incarico che mi ha permesso di muovermi liberamente. Ho sentito il bisogno e il dovere di documentare quanto accadeva in città e ho iniziato a contattare le persone, a fotografare e filmare, Ho chiesto a ognuno di raccontare la sua esperienza nel lockdown a livello lavorativo, emozionale, personale, come in un diario».
Tutti con la mascherina, fotografati nei giardini, cortili, garage, androni, per le scale, dietro una vetrata, sulla linea di confine tra le pareti domestiche in cui si era obbligati a stare chiusi e il mondo esterno in cui non si poteva andare se non per necessità: «Medici, infermieri, farmacisti, imprenditori, liberi professionisti, commercianti, artigiani, sportivi, studenti, famiglie, single, coppie, artisti, registi, attori, insegnanti, musicisti, forze dell’ordine, giornalisti. Anche persone che hanno raccontato la loro esperienza nell’aver contratto il virus, Tutti mi hanno detto sì, hanno capito che volevo dare voce alle emozioni di un momento durissimo».
Nel volume i testimoni sono indicati solo col nome di battesimo e l’occupazione, ma tra gli altri si riconoscono i musicisti Toni Fidanza, Paolo Di Sabatino, Luciano Di Matteo, Fabrizio Medori, la travel blogger olandese teramana d’adozione Olga Bibi Segaar, il disegnatore Carmine Di Giandomenico, la campionessa del salto triplo Giada Bilanzola, il regista Silvio Araclio, i filmmaker Fabio Scacchioli e Antonio Di Loreto, gli artisti padre e figlio Sandro e Marino Melarangelo.
Le testimonianze sono comprese, abbracciate quasi, tra le parole di due medici dell’ospedale Mazzini: il libro si apre col contributo di Pierluigi Tarquini, il primario di Malattie infettive che ha affrontato l’urto del Covid in prima linea, e si chiude con le parole dello psichiatra Domenico De Berardis, che ha fronteggiato (e fronteggia) la parallela epidemia del malessere psicologico. Perché come il corpo anche l’anima può ammalarsi. E forse anche questo piccolo grande flusso di coscienza collettivo può aiutare a elaborare lo sconvolgimento arrivato nelle vite di tutti.

