“Terra mala”, corpo e voce a un crimine contro l’umanità

18 Novembre 2018

Schirato presenta nella sua Pescara il suo ultimo lavoro: 4 anni di fotografie scattate nell’area vesuviana assediata dai veleni dei rifiuti bruciati che uccidono

PESCARA. «Nella Terra dei Fuochi sono andato a vedere con i miei occhi: ma non vedevo nulla, la spazzatura non si vede. Il veleno è interrato sotto la collina, nella pianura circostante». Stefano Schirato non è andato semplicemente per documentare con immagini. Si è messo le scarpe di qualcun altro «per raccontare meglio» l’inferno nella vasta area tra le province di Caserta e Napoli, l’originaria Campania Felix avvelenata da uno dei più grossi disastri ecologici e ambientali del mondo.
Un mefitico pozzo nero di veleno che appesta la natura e i suoi abitanti condannando a morte ogni forma di vita, costringendo madri a seppellire i propri figli nati da pochi mesi. Una storia di grande potenza narrativa, che il fotoreporter pescarese ha voluto raccontare «per dare forma ai dolori di quella gente» in “Terra Mala. Living with poison” (Crowdbooks, Livorno).
Un progetto a lungo termine, quattro anni di fotografie in Campania «per dare corpo e voce» a un crimine perpetrato contro l’umanità. Caivano, Giugliano, Casalnuovo, Napoli, Casal di Principe, Casoria. Scatti che lasciano con un nodo alla gola: scavi nel terreno martoriato, una madre davanti a una croce, una bimba col volto coperto dalla mascherina del malato oncologico. “Terra Mala” è un volume di circa cento immagini in bianco e nero, stampato grazie al crowdfounding, oltre 400 copie vendute online prima della pubblicazione. Un modo per coprire le ingenti spese di pubblicazione ha raccontato il fotogiornalista alla prima presentazione a Pescara del suo lavoro su invito della Fidapa sezione Porta Nuova con il convegno “La violenza ambientale: immagini e commenti”, venerdì all’Aurum.
«Una bellissima avventura grazie alla collaborazione di gente che come me ci ha messo la faccia, una delle cose più belle di questo libro», ha detto il freelance, pescarese nato a Bologna, autore di fotoreportage realizzati per testate internazionali. Dal lavoro fotografico sull’Ilva di Taranto alla zona rossa del disastro nucleare di Chernobyl, un filone di indagine sociale che negli ultimi anni lo ha visto dedicarsi al nesso tra inquinamento ambientale e malattie causate da condizioni di vita malsane.
Quindi l’approdo in area vesuviana per conoscere il più grande disastro ambientale d’Italia, milioni di rifiuti tossici smaltiti illegalmente negli ultimi 30 anni con gravi ripercussioni ancora oggi sul suolo, sui prodotti agricoli, sull’allevamento e sulle falde acquifere. «Ho conosciuto decine di famiglie consapevoli dei rischi che corrono per la propria salute, che mi hanno aperto le porte delle loro case», racconta Schirato. «Ho ritratto il degrado del territorio, i campi nomadi autorizzati su cumuli d’immondizia; uomini, donne e bambini che ogni giorno sono costretti a vivere su una terra tossica. Ho registrato dimensioni delle discariche illegali, cumuli di veleni sotterranei a pochi metri dalle abitazioni».
Come raccontato all’Aurum, la molla che lo ha spinto ad agire, 4 anni fa, è stato l’incontro con don Maurizio Patriciello, parroco di San Paolo al Parco Verde di Caivano, diventato un po' la bandiera della resistenza nella Terra dei Fuochi.
Minacciato dalla camorra e con due fratelli morti di tumore, il parroco ha raccolto le testimonianze dei cittadini che si battono perché l’avvelenamento di quella terra non sia dimenticato: «Sono eroi, fanno baccano, non se ne vanno, hanno casa lì, non hanno altro», prosegue Schirato. «Le cose potranno cambiare con la loro testimonianza, con quanti non si accoderanno al camorrista di turno.
Il coraggio della testimonianza contro il silenzio dell’omertà. Queste persone hanno perso figli di pochi mesi, oggi ne hanno altri, storie devastanti. Tra le immagini più emblematiche quella della bimba di tre anni, oggi ne avrà almeno cinque, che lotta contro la malattia». «A Terzigno ho conosciuto una donna di sessant’anni malata di tumore, l’ho ritratta col suo quaderno in cui ha appuntato tutti i nomi dei suoi compaesani, malati come lei: quel quadernino è diventato il registro dei tumori della zona vesuviana». Terra Mala è un grido per indignarsi, prendere posizione contro l’illegalità, contro le ecomafie, sintetizza l’autore nel video che accompagna l’uscita del libro. Prossima presentazione l’8 dicembre al Photolux Festival di Lucca.