Theatrum Mundi, da Joyce al rock

27 Marzo 2018

Pippo Di Marca al Florian con l’ultimo «flusso di coscienza poetico»  

PESCARA. «Dal Finnegans Wake , da questo sterminato “poema” dove la parola prova a reinventare tutte le lingue della storia d’occidente, facendone tabula rasa e realizzando una sublime parodia, una sorta di musica paradossale, riparto, per l'odierno Theatrum Mundi Show. Senza dimenticare, partendo, un’altra mia stella polare: quel “Grande Vetro” di Duchamp, che è tra le più alte rappresentazioni della dualità maschile-femminile». Così Pippo Di Marca nei suoi appunti per l’ideazione e regia di “Theatrum mundi” che per la rassega Teatro d’Autore e altri linguaggi va in scena questa sera e domani alle ore 21 al Florian di Pescara.
Ideazione, selezione testi e regia di Pippo Di Marca, figura di riferimento del teatro d’avanguardia, lo spettacolo vede in scena Gianni De Feo, Pippo Di Marca, Fabio Pasquini, Anna Paola Vellaccio, scene Luisa Taravella.
Lo spettacolo è una summa della poesia occidentale da Guido Cavalcanti fino al Novecento, un continuum che, come un “flusso di coscienza poetico” scorre lungo i secoli ed ha come bussola il “Finnegans Wake” di James Joyce, lo sterminato “poema” dove la parola prova a “rappresentare” tutte le lingue della storia dell’occidente, spesso facendone sublime parodia. Su questa linea, a tratti da allucinato “show”, lo spettacolo intende riproporre, avanti e indietro nel tempo, con maschere nuove e aggiornate, gli orrori e le assurdità di sempre. Non solo i poeti puri, ma anche grandi della letteratura, della filosofia, del teatro, del cinema, di ogni epifania della dimensione umana che possa essere ascritta alla famiglia allargata della poesia, vengono convocati sulla scena: affidati alle voci dei quattro attori e a un flusso di immagini, di visioni.
Scrive ancora Di Marca: «Issati su un “battello ebbro” sono venuti così alla ribalta – per scene, o fluxus, che nel loro avvicendarsi formano un testo, una vera e propria narrazione, generano l'ordito di una teatralizzazione (...) – , dietro Joyce Cavalcanti, Dante, Petrarca, Monteverdi,Villon , Rabelais, Shakespeare, Rimbaud, Baudelaire, Lautréamont, Mallarmé, Eliot, Leopardi, Saba, Chlebnikof, Esenin, Majakovskij, Brecht, Emily Dickinson, Virginia Woolf, Amelia Rosselli, Silvia Plath, Kafka, Ezra Pound, Benjamin, Beckett, Genet, Thomas Bernhard, Gadda, Sanguineti, Pasolini, Duchamp...»
«E in un ottica “aperta”, nello spettacolo, nello show, si sono dischiusi spazi per figure e visioni ascrivibili alla grande famiglia della poesia dell'uomo: rendere “tributo” a grandi poeti maledetti del rock come Jim Morrison, Jimi Hendrix, Brian Jones, Janis Joplin; abbandonarsi a 'visioni' e rivisitazioni filmiche di 'poeti' del cinema come Antonioni, Fellini, Visconti, Keaton, Totò, Kubrik, Von Trier; perdersi (con la complicità di Saba) nella 'bellezza' di un gesto sportivo, dei gol di Maradona, Pelé, Garrincha, Crujff...». «Invitati a intervenire e partecipare in brevi video-reading di loro versi, uno per replica: Nanni Balestrini, Luigi Ballerini, Valerio Magrelli, Luca Archibugi, Carlo Bordini, Marco Palladini per le repliche a India, e a seguire Gilda Policastro, Sara Ventroni, Patrizia Valduga, Mariangela Gualtieri, Rossella Or e altri».
Biglietti: € 10 ; ridotto € 8 ; professionale € 7