Tommaso e Morena: il vino per rispettare il futuro

Una coppia di Pianella racconta la trasformazione da produttori di uva a vignaiuoli con l’azienda Lampato al 70 per cento in conduzione biologica
PIANELLA. A mezzogiorno si magia tutti insieme e ci si riunisce intorno alla tavola, a un passo dalla cantina, per condividere anche il vino quotidiano. Quello che nasce dai vigneti distesi per decine di ettari appena fuori dal centro dell'azienda Lampato, in contrada Collalto a Castellana di Pianella, su cui scambiarsi impressioni e considerazioni .C'è la famiglia Patricelli, quella dei titolari, ci sono l'enologo Nicola Paolucci ed Emidio, il cantiniere. Tutti insieme spezzano la giornata a una mensa simpatica e raccontano della loro avventura nel vino.
Prima del 2009, anno della vendemmia inaugurale per i vini Lampato, Tommaso Patricelli e Morena Lamonaca, marito e moglie quarantenni, conferivano le uve provenienti dalle rispettive aziende agricole alla Cantina Tollo. Poi la storia ha preso un'altra piega, per la volontà di una giovane coppia di costruire qualcosa di proprio e per la volontà di valorizzare la zona di produzione con dei vini che raccontassero delle colline pescaresi da cui provengono.
Gran lavoratore, Tommaso ha lo sguardo pragmatico della civiltà contadina e la visione imprenditoriale. Prima di occuparsi di uva si occupava di prugne. Era tra i maggiori produttori del Centro Italia di prugne destinate alla grande distribuzione organizzata. Poi sono cambiati i tempi, i supermercati, i direttori commerciali, le dinamiche di filiera. E Tommaso ha dovuto scegliere una nuova strada, abbandonando il mercato frutticolo da commercio per investire e lavorare nella produzione di uve da vino. Una strada condivisa e percorsa con la moglie Morena, dalla quale ha avuto i figli Alessia e Lorenzo, 13 e 7 anni, per questa loro famiglia Tommaso e Morena hanno voluto porre le basi di un futuro aziendale. «E Lorenzo lo ha recepito presto», scherzano i genitori. «Se fosse per lui, infatti, anziché andare a scuola, starebbe in mezzo ai vigneti ad aiutare il nonno». Il nonno Alfonso, l'altra figura cardine di questa azienda, vignaiolo indefesso che quotidianamente cura e controlla le vigne di famiglia.
L'unione fa la forza e fa l'azienda in questa bella storia di un Abruzzo che affonda schiettamente le proprie radici nella ruralità proiettandosi sulla contemporaneità del mercato enologico per fare impresa. Lampato, acronimo per i cognomi Lamonaca e Patricelli, nasce dall'unione tra le due proprietà vitate dei coniugi, nei comuni di Pianella (Castellana) e Spoltore (Cavaticchi): 40 ettari a vigna con la prospettiva di aumentare la superficie.
Il sistema di allevamento è soprattutto a tendone, con gli impianti più datati che superano i quarant'anni, ma ci sono anche filari, specialmente per le vigne più giovani piantate in questi ultimi anni, molti altri vigneti sono stati messi a dimora nel 1998. Ci sono i vitigni autoctoni abruzzesi, Montepulciano e Trebbiano d'Abruzzo con Pecorino e Passerina, ma ci sono anche Moscato e Malvasia, Chardonnay e Pinot Grigio.
I vini Lampato provengono da agricoltura biologica, perché l'azienda per il 70% è in conduzione bio e per la restante parte è in corso di conversione. Un'attenzione all'ambiente riscontrabile anche nella grande e moderna cantina, giocata sull'acciaio, coperta da pannelli solari per il sostentamento energetico.
«Rispettiamo l’uomo e coltiviamo il futuro dei nostri figli» Tommaso e Morena ripetono questa frase come uno slogan familiare e aziendale. «Coltivare significa donare, per questo produciamo soltanto uve biologiche certificate. Ci piace dire che la nostra azienda segue scrupolosamente i tempi imposti dalla natura per trasformare i suoi frutti in “compagni di vite”. Mentre coltiviamo uva, coltiviamo anche dei valori, quelli che vogliamo trasmettere ad Alessia e Lorenzo ma anche ai nostri clienti», spiegano, «scegliendo metodi di lavorazione a basso impatto ambientale, per mantenere i nostri vini legati ad un concetto di genuinità e territorio». Con il compagno di strada, Nicola Paolucci, che cura la parte enologica, e la collaborazione di Nicola Di Ciano per quella agronomica, Tommaso Patricelli fa uscire dalla sua cantina la linea Magella con le tre Doc Montepulciano, Trebbiano e Cerasuolo d'Abruzzo e le due Igt Pecorino e Pinot Grigio, non filtrato quest'ultimo, due spumanti charmat, dolce e brut, da Moscato e Pecorino, e una riserva di Montepulciano da lunga permanenza in barrique, il "28 quintali".
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