Toni Servillo legge Napoli «Una città in rapporto con Dio»

L’attore sarà in scena il 20 febbraio al Teatro Massimo di Pescara con testi di De Filippo, Totò, Viviani e altri grandi della letteratura partenopea
Eduardo, Totò, Viviani, Di Giacono: sono le voci a cui si è rivolto Toni Servillo per mettere in scena un recital dedicato a Napoli. Lo spettacolo farà tappa in Abruzzo, il 20 febbraio (inizio alle ore 21), al Massimo di Pescara, nell’ambito della stagione teatrale organizzata dalla Baltimore Production. I biglietti per lo spettacolo sono già esauriti.
L’attore di Afragola, vincitore di due European Film Award, quattro David di Donatello, quattro Nastri d’argento, un Globo d’oro, raconterà la città dai mille volti e dalle mille contraddizioni nella quale da sempre convivono vitalità e disperazione. “Toni Servillo legge Napoli” - è questo il titolo del recital - è un viaggio nelle parole di Napoli, con l’aiuto dei testi di Salvatore Di Giacomo, Ferdinando Russo, Raffaele Viviani, Eduardo De Filippo, Totò, Enzo Moscato, Mimmo Borrelli, Maurizio De Giovanni e Giuseppe Montesano. I testi sono questi: Lassammo fa’ Dio (di Salvatore Di Giacomo), Vincenzo De Pretore (di Eduardo De Filippo), A Madonna d’e’ mandarine (di Ferdinando Russo), E’ sfogliatelle (di Ferdinando Russo), “Fravecature (di Raffaele Viviani), A sciaveca (di Mimmo Borrelli), Litoranea (di Enzo Moscato), ‘O vecchio sott’o ponte (di Maurizio De Giovanni), Sogno napoletano (di Giuseppe Montesano), Napule (di Mimmo Borrelli), Primitivamente (di Raffaele Viviani), Cose sta lengua sperduta (di Michele Sovente), ‘ A Livella (di Totò) e ‘A casciaforte (di Alfonso Mangione).
«Ho scelto questi testi», racconta Toni Servillo, «perché ne emerge una lingua viva nel tempo, materna ed esperienziale, che fa diventare le battute espressione, gesto, corpo».
Poeti e scrittori, testimoni della città nel passato e nel presente, offrono attraverso i scritti il quadro di una realtà ai limiti del paradosso.
«Tra pulsioni e pratiche, carne e sangue», spiegano le note di presentazione del recital, «lo spettacolo di Toni Servillo sostiene la necessità perentoria di non rinunciare ad una identità sedimentata da quattro secoli di letteratura. Accanto a poemetti ormai considerati fra i grandi classici del Novecento come Lassamme fa’ a Dio di Salvatore di Giacomo e Vincenzo De Pretore di Eduardo de Filippo, ci sono due liriche di Ferdinando Russo, ‘A Madonna d’‘e mandarine e E’ sfogliatelle, e l’attualissima Fravecature di Raffaele Viviani. Servillo da poi voce alla sanguigna e veemente invettiva de A sciaveca di Mimmo Borrelli e alla lingua contemporanea, colta ed allusiva di Litoranea di Enzo Moscato, tagliente riflessione sulle contraddizioni e sul degrado di Napoli, che, nel 1991, costituiva il finale di Rasoi, spettacolo-manifesto di Teatri Uniti». Ma Toni Servillo interpreterà anche testi che sono stati scritti appositmente per questo recital. « ‘O vecchio sott’o ponte di Maurizio De Giovanni», spiegano le note di presentazione dello spettacolo, «a raccontare l’inumano dolore per la perdita di un figlio, e Sogno napoletano di Giuseppe Montesano, in cui, dichiarata la dimensione onirica, l’apocalisse lascia il passo ad un salvifico, auspicato, risveglio delle coscienze. Entrambe si infrangono nella successiva sequenza, aspra e feroce, di Napule, crudo ritratto della città scritto da Mimmo Borrelli. Lo spettacolo, concludono le note di presentazione del recital, promette di essere «una dedica alla cultura partenopea, che l’attore rende immergendosi nella sostanza verbale di poeti e scrittori che di Napoli hanno conosciuto bene la carne e il cuore; un ritratto di una città dai mille volti e dalle mille contraddizioni, divisa fra l’estrema vitalità e lo smarrimento più profondo, una città di cui la lingua è il più antico segno, forgiato dal tempo e dalle contaminazioni».
«Oltre alla lingua», aggiunge Toni Servillo, «il filo rosso che attraversa e unisce la serata è il rapporto speciale, caratteristico di tantissima letteratura napoletana, con la morte e con l’aldilà, il commercio intenso e frequente con le anime dei defunti, i santi del paradiso e Dio stesso».
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