Torna il Mister Fantasy di Carlo Massarini

Nuova edizione del libro in cui il giornalista racconta i protagonisti dell’età d’oro della musica pop
Un libro «personale e generazionale insieme»: così Carlo Massarini definisce il suo «Dear Mister Fantasy. Foto-racconto di un'epoca musicale in cui tutto era possibile. 1969-1982», in libreria da oggi con Rizzoli (480 pagine, 49 euro) in una rinnovata edizione a 10 anni dalla prima uscita. Il libro - che rievoca l'esperienza del programma Rai Mister Fantasy, in cui Massarini portò in tv la «musica da vedere» - non è pensato solo per gli appassionati: attraverso foto, aneddoti, incontri ed emozioni legati al rock, agli artisti (circa 2050, tra grandi e di nicchia), ai concerti storici, l'autore infatti racconta i sogni e le scoperte di chi era giovane tra il 1970 e il 1980 e l'Italia di quegli anni.
«La memoria è un bisogno vitale. Perdere o dimenticare le nostre radici, il nostro vissuto e quello degli altri ci lascia impoveriti e senza riferimenti. Nell'affrontare la scrittura, come anche i miei programmi radio-tv, cerco sempre di stare sul doppio binario: raccontare il presente ricollegandolo al passato, per poter immaginare il futuro», spiega Massarini. «Purtroppo il presente digitale ci sommerge di notizie, spesso fake, e tende a farti pensare che tutto quello che succede ora è fondamentale. Non è così, è un'epoca di enorme superfluità». Cosa c'è di diverso in questa edizione? «Ci sono 140 pagine e relative foto in più: ho scelto di includere anche artisti che non ho fotografato, come Battisti, De Andrè, Gaber, Pink Floyd. E ho trovato degli inediti dimenticati straordinari: per tutti un'intervista a Zappa che è stato puro piacere riascoltare, a partire dal titolo: “La stupidità è come l'idrogeno. È ovunque”». Con l'obiettivo di rivolgersi a tutti - «A quelli che c'erano, e che magari non li conoscono o non se li ricordano tutti, e a coloro che sono curiosi di sapere cosa e chi c'è stato», dice - Massarini affronta con sguardo personale un periodo denso di fasi diverse ma piene di creatività e coraggio, un'epoca in cui «tutto era possibile». E oggi invece? «“Tutto era possibile” perché il territorio era ancora vergine, perché il rock conosceva il suo boom, perché a poco a poco è cresciuta l'ambizione di essere originali, di lasciare una traccia nella storia. Adesso, dopo un processo strisciante di omologazione, i diversi sono più ghettizzati di prima, non si vuol fare arte ma streaming, il livello culturale è forse più allargato, ma sicuramente meno fertile di quegli anni».
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