Tra amori e miti Ovidio in mostra diventa emozione

Alle Scuderie del Quirinale di Roma fino al 20 gennaio quadri e sculture ispirati alle opere del poeta di Sulmona maestro dei piaceri indicibili
Si è aperta mercoledì scorso a Roma, alle Scuderie del Quirinale, la mostra “Ovidio. Amori, miti e altre storie” (17 ottobre 18 - 20 gennaio 2019 – info + 39 0292897722; info@scuderiequirinale.it), - organizzata da Mibact, Ales Spa, Scuderie del Quirinale, e affidata alle cure di Francesca Ghedini, con Vincenzo Farinella, Giulia Salvo, Federica Toniolo e Federica Zalabra. La mostra, una delle più attese dell’anno è stata sollecitata dall’ultima fase del bimillenario della morte di Ovidio, il poeta nato a Sulmona nel 43 a.C. e morto a Tomi (attuale Romania, dove, caduto in disgrazia, venne relegato da Augusto) tra il 17 e il 18 d.C.
Già da tempo l’Abruzzo si è mobilitato per commemorarlo, in occasione della ricorrenza, nel capoluogo peligno e altrove, ma quando si muove il Quirinale (già peraltro presente con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella a Sulmona un anno e mezzo fa), le coordinate travalicano confini e possibilità regionali, assumendo rilievo, anzi, internazionale. E ci sarebbe da interrogarsi sul perché con questa - corposa, preziosa - mostra che ha richiesto una lunga organizzazione al Quirinale, Roma abbia avvertito l’esigenza di mettere un sigillo sul sulmonese, oggi come 2000 anni fa.
Chi era infatti Ovidio nella Roma al tempo di Augusto? Era il poeta dell’amore trasgressivo, nascosto, clandestino, capace di superare, con misteriosa forza, ogni barriera per essere goduto giacché omnia vincit amor, nessun ostacolo resiste all’amore. Ovidio è il maestro dei piaceri indicibili. Lo è anche per la nipote di Augusto, Giulia Minore, la cui sfrenata condotta è sulla bocca di tutti e indurrà lo zio a relegarla lontano, contemporaneamente a Ovidio, nell’8 d.C, a causa di uno scandalo rimasto misterioso, ma per il quale mai Ovidio otterrà il perdono e il ritorno a Roma; morirà, dopo vane continue suppliche al principe, sulle rive del Mar Nero, 10 anni dopo.
Ma questa mostra commemora il trionfo di Ovidio, non la sua disgrazia. Lo fa con una serie di prestiti straordinari dai più importanti musei del mondo - primi, ovviamente, quelli italiani.
Ecco dunque tra le tante statue in mostra, la celebre Venere Callipigia (II sec d.C.) dal Nazionale di Napoli, accanto al pontifex maximus Augusto (I sec d.C.), drappeggiato in una toga i cui panneggi avrebbero fatto invidia a Bernini dal Nazionale di Aquileia, lo splendido museo friulano recentemente riorganizzato e riaperto; grazia divina e principesca solennità cui fanno corona i grandi, proibitissimi affreschi erotici, quanto mai intonati a Ovidio, provenienti da Pompei. Ecco i protagonisti dei miti cantati da Ovidio nelle Metamorfosi: il Ganimede con l’aquila dagli Uffizi di Firenze; l’Atteone sbranato dai cani dal Nazionale di Roma e, da Centrale Montemartini, l’integro rilievo con la Disfida tra Apollo e Marsia (II sec d.C.). Ecco le terre: la terracotta (VI-V sec a. C.) col Ratto di Proserpina dal Marrc di Reggio Calabria; o, a vivide figure rosse su base nera, i crateri del Dedalo e Icaro da Napoli, del Ratto di Europa da Montesarchio; la Caccia caledonia dal Winckelmann di Trieste (IV sec a.C). Poi, i bronzi antichi: il piatto a rilievo di Aquileia (I sec. d.C.) dal Kunsthistorisches di Vienna; la statuetta della Venere Cacciatrice da Portogruaro. E – dato che Ovidio attraversa i secoli – ecco i grandi quadri: da Milano la Venere Pudica (1485-90) del Botticelli; la copia dalla Galleria Borghese della Leda col cigno di Leonardo (1510-20); il Narciso del Domenichino (1603-4) da Palazzo Farnese; dall’Estense di Modena, il Ratto di Europa del Tintoretto (1541-2); dal Franz Hals di Harlem la Morte di Adone (1647) di Holsteijn; per arrivare alla splendida statua della Morte d’Ippolito (1715) del berniniano Lemoyne, raro prestito del Louvre di Parigi.
Bisogna fermarsi qui. Non si può dar conto delle centinaia di opere che si susseguono nei Saloni delle Scuderie, come non si può dar conto di Ovidio, col suo sterminato, vitale riemergere attraverso la sua opera, che attraversa tutta la successiva cultura dell’Occidente: ma vadano gli abruzzesi a rincontrare se stessi, attraverso il poeta di Sulmona, in questo immancabile appuntamento che è anche una celebrazione della poesia e bellezza e storia della loro terra.
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