Trevi con “Due vite” vince lo Strega Di Pietrantonio al secondo posto

Alla scrittrice abruzzese nella cinquina con “Borgo Sud” 135 voti, 123 a “Il pane perduto” di Edith Bruck
ROMA. È Emanuele Trevi il vincitore della 75esima edizione del Premio Strega, il più prestigioso premio letterario in Italia, e di grande considerazione anche all’estero, assegnato annualmente all’autore di un libro pubblicato in Italia, tra il primo marzo dell’anno precedente e il 28 febbraio dell’anno in corso e dal 1986 è organizzato e gestito dalla Fondazione Bellonci.
Spoglio lungo e poi proclamazione (del presidente del Premio edizione 2021 Sandro Veronesi, vincitore lo scorso anno dello Strega con “Il colibrì”) a tarda notte nel museo Etrusco di Villa Giulia a Roma dove la votazione si è svolta con una diretta su Rai 3 condotta da una arguta e informale Geppi Cucciari che ha intervistato tutti i finalisti, i cinque candidati che hanno superato le selezioni prima sui 62 libri indicati dagli Amici della domenica, ovvero il gotha dell’editoria e della scrittura nel Paese, entrando nella prestigiosa dozzina dello Strega. L’elezione si ottiene dal voto del pubblico insieme a quello delle riviste letterarie e culturali selezionate. Nella cinquina dunque del 75esimo Premio Strega: Andrea Bajani con “Il Libro della case” (Feltrinelli) che ha ottenuto 66 voti; Edith Bruck (quest’anno vincitrice del Premio Giovani, ovvero assegnato da una giuria under 25) con “Il pane perduto (La Nave di Teseo) che ha ottenuto alla fine 123 voti; Giulia Caminito con “L’acqua del lago non è mai dolce” (Bompiani) 28 voti; Donatella Di Pietrantonio con “Borgo Sud” (Einaudi) 135 voti; Emanuele Trevi “Due vite” (Neri Pozza) 187 voti, vincitore.
Giulia Caminito con il suo “L’acqua del lago non è mai dolce” era intanto risultata la vincitrice del Premio Strega Off' che nella quinta edizione è tornato in presenza al Monk di Roma: la sera del 7 luglio il pubblico ha votato il proprio favorito tra i libri della cinquina con gli autori sul palco. Quello di Strega Off è uno dei voti collettivi che contribuiscono a eleggere il vincitore del Premio Strega.
L’autrice pennese di “Borgo sud”, già premio Campiello nel 2017 con “L’arminuta”, si è presentata alla cerimonia finale con sul palmo della mano la scritta Ddl Zan, ormai nota per essere stata mostrata da moltissimi rappresentanti del mondo dello spettacolo e della cultura e che è a sostegno della legge contro le discriminazioni di genere. E al riguardo Donatella Di Pietrantonio ha fatto il suo appello: «Vorrei unire la mia voce e richiamare l'attenzione sull’urgenza di approvare questa legge uscendo da tatticismi ed equilibrismi e dalle strumentalizzazioni che ritardano in maniera vergognosa l'approvazione di una legge giusta». «Vivo con molta serenità questo momento», aveva detto la sera precedente, «Per me va bene qualunque cosa. Sono contenta di questa esperienza, ho imparato molte cose e durante il tour è stato bello tornare a incontrare i lettori in presenza». Cinquina apparentemente minore, meno “carica” di romanzi popolari e di nomi pesanti rispetto alle ultime edizioni quella in finale in questo 2021. In realtà il quintetto finalista è un affascinante e tumultuoso florilegio di voci e sensibilità letterarie. Gara complessa da leggere e valutare se non di fronte alla storica lavagna compilata a gessetto a Villa Giulia, scrutinio dopo scrutinio. Trevi è subito partito favorito, ma Bruck e Di Pietrantonio non gli sono state mai lontane. Alcune curiosità: La Nave di Teseo nata nel 2015 è alla sua quarta finale su sei (di cui una vinta l’anno scorso con Il Colibrì di Veronesi); Neri Pozza si riaffaccia in finale con un autore uomo come non accadeva dal 1957 con Carlo Laurenzi; Mondadori salta per la prima volta la cinquina dal 2013 ma con le sue 23 vittorie potrebbe essere avvicinata solo da Einaudi (15) e Bompiani (10). (lad’i)
